Subisce ancora uno stop, per ulteriori e non meglio specificati «motivi tecnici», il rientro dell'obelisco di Axum in Etiopia. Ampiamente concordata tra governo italiano ed etiopico, l'operazione era prevista in quattro fasi, nel corso di marzo, mentre la data per la cerimonia ufficiale era stata fissata al 13 aprile. Ieri, quando ormai in Etiopia migliaia di persone si erano già messe in cammino per ricevere ad Axum il primo segmento del mitico monumento, la cui partenza da Roma era prevista per la nottata di oggi, è arrivata la nota della Commissione nazionale incaricata di coordinare il rimpatrio. Nel rimandare la cerimonia a data da destinarsi - il monumento resta nell'hangar romano in cui si trova da oltre un anno - il comunicato chiede scusa alle autorità e ai giornalisti invitati per l'occasione. Alto 24 metri, 160 tonnellate di pietra basaltica e 1.700 di storia alle spalle, l'obelisco di Axum fu portato via dalle truppe di occupazione italiane nel 1937. Sulla sua sorte c'erano state lunghe trattative tra Roma ed Addis Abeba, fino alla decisione formale finale di farlo rientrare nell'antica capitale religiosa di Axum, circa 800 km a nord dalla capitale. Fino a quel momento il monumento aveva fatto da spartitraffico nel piazzale romano antistante al palazzo Fao. Tra le possibili cause dell'ennesimo rinvio, le condizioni in cui versa l'aeroporto della cittadina etiopica, il clima di incertezza politica legato alle imminenti elezioni, la perdurante tensione sul vicino confine eritreo.