È un dato di fatto. "La cucina di un popolo è la sola esatta testimonianza della sua civiltà" scriveva Eugène Briffault. Nulla di più vero. E se poi al cibo aggiungi l'appeal dei musei ottieni, specie in Italia, un'accoppiata vincente, in grado di abbattere qualsiasi concorrenza. Come in quei matrimoni in crisi salvati solo ai fornelli. Come dire, meglio prenderla per la golal'Italia, puntando a raddoppiare caffè, ristoranti e bookshop. È quanto ha annunciato nei giorni scorsi in Senato il ministro ai Beni culturali Massimo Bray dopo la firma del testo con le nuove linee guida per la concessione delle gare d'appalto che verranno lanciate in tutt'Italia, permettendo così l'apertura di nuovi servizi aggiuntivi in siti di rilievo culturale che ne risultano sprovvisti. Un'occasione di rilancio economico che parte dall'intenzione di trasformare luoghi di visita in spazi in cui è possibile trascorrere tempo magari consumando una bevanda, acquistato libri, gadget o utilizzando il wi-fi. E su questa linea è intenzionata a muoversi da subito Siracusa. «L'idea di rilanciare l'offerta culturale e turistica tramite il potenziamento dei servizi aggiuntivi di musei e siti di interesse culturale - sottolinea l'assessore al Turismo Francesco Italia - è condivisibile. Siracusa potrebbe e dovrebbe fare molto. I lavori in corso al museo Paolo Orsi e la nuova gestione del Bellomo, dimostrano che, grazie alla competenza ed alla lungimiranza dell'assessore regionale al Turismo Maria Rita Sgarlata, questa strada è definitivamente intrapresa. Io mi sono mobilitato per la gestione dell'Artemision che, nonostante fosse completato da tempo, restava chiuso. Oggi è l'unico sito della città visitabile ogni giorno. Potenziarlo con servizi di ristorazione o quant'altro non sarebbe una cattiva idea. Anzi». «Sarebbe - continua Italia - un modo per recuperare interi spazi negati per troppo tempo alla città come l'Ipogeo di piazza Duomo, la zona del ginnasio romano o villa Reimann. Non mancano di certo spazi dove immaginare questi servizi aggiuntivi». Siracusa non dimentica di certo la recente esclusione a Capitale Europea della Cultura. Ennesimo pugno in faccia a una città dall'anima dilaniata. Una ferita che fatica a rimarginarsi. Ma fiera, ora, alza la testa. Forte nella rimembranza di un passato tra fasti e glorie. «Certamente è stato un duro colpo - precisa l'assessore ai Beni culturali Alessio Lo Giudice - che non ha tenuto conto del lavoro svolto dalla città in occasione della candidatura, con il proliferarsi di oltre 130 progetti suddivisi in una rete di 19 comuni del siracusano. La proposta sui servizi aggiuntivi non può che contribuire al progetto intrapreso dalla nostra amministrazione proprio in occasione della candidatura di Siracusa, di attivazione del potenziale turistico e culturale nel nostro territorio, sottovalutato dalle precedenti giunte. Il nostro operato è stato apprezzato invece dalla Commissione internazionale di valutazione. Potenziare i servizi aggiuntivi ci permetterebbe di ridurre la distanza che sull'offerta turistica ci separa dagli standard europei. Senza considerare poi gli effetti benefici sia in termini di introiti sia di occupazione a favore degli operatori locali». E quando poi ti accorgi che a Siracusa la maggior parte dei siti di rilievo culturale rimangono spesso chiusi, che una turista milanese bramosa di visitare il parco ARCHEOLOGICo, lo trova sbarrato "causa pioggia" (è accaduto ad agosto), o magari per carenza di personale, nonostante le università italiane sfornino ogni anno migliaia di professionisti laureati nel settore dei beni culturali, la speranza che le cose migliorino lascia il posto all'indignazione. E non rimane che l'attesa. «Il lancio delle gare d'appalto dalle direzioni regionali - continua Lo Giudice - avverrà da qui ad un mese. Noi punteremo da subito su quei poli ad alto flusso turistico come il parco della Neapolis e l'isola di Ortigia. C'è da dire che nell'ultimo anno Siracusa è stata l'unica città siciliana ad aver registrato un trend d'aumento nelle presenze turistiche. Consapevoli che l'offerta dei servizi aggiuntivi sia significativa per la riqualifica del nostro ingente patrimonio culturale. Attenti a creare le giuste connessioni in termini di accessibilità e fruibilità, ora purtroppo mancanti nell'intero territorio. Ci attende una sfida importante dalla quale dipende parte del nostro futuro. Expo 2015 è alle porte e non possiamo farci trovare impreparati». SALVO GANCI 14022014