I monumenti vanno in pezzi? Chiede l'elemosina ai miliardari I monumenti di Roma cadono a pezzi ma nelle casse del Comune (e non solo) non ci sono soldi nè per interventi straordinari nè per programmare restauri tesi a preservarli alle future generazioni. Il sindaco Ignazio Marino si gioca la carta dello sponsor miliardario, generoso, straniero che venga in soccorso della Città Eterna e «rattoppi» uno dei suoi tanti gioielli nella polvere e nell'oblio. Il caso Colosseo docet. Sebbene si sia cercato in tutte le maniere di mettere i bastoni fra le ruote al povero Della Valle i restauri da 25 milioni di euro (la cifra che il patron della Tod's mette a disposizione) sono finalmente decollati. E allora perché non provare a lanciare l'amo tra un viaggio e l'altro oppure durante una visita di cortesia nel suo studio con vista sui Fori per acchiappare un ambasciatore proveniente da un paese ricco? «Riteniamo come amministrazione che il patrimonio artistico e culturale di cui Roma dispone non deve essere considerato solo patrimonio dei romani o delle romane ma responsabilità di tutto il genere umano» ha detto ieri il sindaco intervenendo all'incontro per la «Proposta di un Tavolo permanente delle Istituzioni per le Relazioni Internazionali tra Roma e il Mondo» nella Sala della Protomoteca in Campidoglio. Con questa premessa Marino ritiene che si deve «cercare un sostegno economico di tipo filantropico e mecenatistico da parte di altri paesi». Anzi ha fatto molto di più. «In questo senso abbiamo già dei progetti che stiamo sottoponendo a dei mecenati e filantropi particolarmente benestanti degli Stati Uniti e progetti invece con i governi di alcuni paesi con l'Azerbaigian, il Kuwait e come la Corea del Sud». Con quest'ultimo paese ci sarebbe pure qualcosa di più. «Stiamo valutando l'ipotesi che ci possa fornire materiale tecnologico per illustrare i contenuti di un luogo come una passeggiata archeologica o musei». Durante l'incontro tra Marino e l'ambasciatore Bae Jae-Hyun si sono strette tra le due capitali Seul e Roma «forme di collaborazione in settori dove i rispettivi interessi sono maggiormente complementari». Perlomeno c'è scritto così sul sito di Roma Capitale. Il sindaco sempre ieri ha anche ribadito che con l'Arabia Saudita «c'è in piedi un progetto di scambio di conoscenza nel settore dell'archeologia. Utilizzeremo anche interventi filantropici per restaurare la nostra area archeologica, lo stesso tipo di intervento lo stiamo predisponendo con il Kuwait». Insomma ogni occasione è buona per dare «la caccia», in senso figurato, a personaggi che, bontà loro, possono dare un aiuto concreto al nostro patrimonio artistico malato. Lo stratega Marino l'ha capito e con pazienza tesse la sua tela. Non è una novità assoluta per il Campidoglio. Ma finora non andata tanto bene. Nella precedente amministrazione di centrodestra, ad esempio, si era cercato uno sponsor straniero privato che si accollasse una tranche del valore di 4 milioni euro per i lavori di un ambizioso progetto di restauro del Mausoleo di Augusto. Per l'occasione furono lanciati bandi sulle più prestigiose testate internazionali. Ma nessuno rispose all'appello. La tattica di Marino è completamente diversa. E sembra che stia raccogliendo i suoi primi frutti. «In questo momento stiamo dando seguito con proposte concrete a tutti gli incontri bilaterali avuti in questi mesi sperando di avere delle risposte importanti non solo per l'arte ma anche per l'economia della città - ha concluso il primo cittadino - Abbiamo una lista di diversi monumenti che stiamo sottoponendo a vari filantropi e a vari paesi e quindi finché non c'è una dimostrazione concreta di interesse vorremmo che resti confidenziale». Insomma se son rose fioriranno. Nell lista ci sono sicuramente, però, i monumenti del Foro Romano e dei Fori Imperiali. Quando a dicembre Marino volò a New York si vociferò che prese contatti con il miliardario conservatore David Koch, magnate di un gruppo petrolchimico da 115 miliardi di dollari di fatturato annuo. Siccome "pecunia non olet" nel caso si concretizzasse l'affare, Marino sorvolerebbe pure sul fatto che a risistemare il Foro Romano, che è da sempre il suo pallino fisso, ci sia grande finanziatore dei Tea Party, grande elettore dei Repubblicani. Nella zona potrebbero arrivare anche i soldi dall'Azerbaijan. «Stiamo pensando all'ipotesi di un aiuto dell'Azerbaigian per la ripresa degli scavi nel foro di Augusto, Traiano e Nerva, con l'assistenza di studenti azeri che avrebbero così la possibilità di completare i loro studi in una città dove l'archeologia è così importante» annunciò poco tempo fa il sindaco Marino. Del resto gli azeri hanno già restaurato la Sala dei Filosofi dei Musei Capitolini ripulendo dalla polvere atavica i 79 ritratti di poeti, filosofi e retori dell'antica Grecia con un contributo di 110 mila euro per conto della Fondazione Heydar Aliyev. Durante l'inaugurazione l'ambasciatore dell' Azerbaigian in Italia Vaqif Sadiqov disse: «Queste bellezze non appartengono solo all'Italia, ma a tutta l'umanità» precisando di aver discusso con il sindaco sullo sviluppo di futuri progetti. Intanto la questua continua.
ROMA-Marino offre Roma ai paperoni stranieri
Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, sta cercando di finanziare i restauri dei monumenti della città attraverso donazioni filantropiche da parte di miliardari stranieri. Ha già incontrato l'ambasciatore della Corea del Sud e sta valutando un progetto di scambio di conoscenza con l'Arabia Saudita. Marino ritiene che il patrimonio artistico e culturale di Roma non debba essere considerato solo patrimonio dei romani, ma responsabilità di tutto il genere umano. Ha anche lanciato un'inchiesta per trovare un sostegno economico di tipo filantropico e mecenatistico da parte di altri paesi.
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