La Procura della Corte dei conti del Lazio ha aperto un'inchiesta giudiziaria contabile contro le agenzie di rating SP, Moody's e Fitch per aver deciso, in più riprese, il declassamento del debito pubblico italiano. L'errore delle tre agenzie sarebbe stato quello di non aver tenuto conto «dell'alto valore del patrimonio storico, culturale e artistico del nostro Paese che, universalmente riconosciuto, rappresenta la base della sua forza economica». Vorremmo che il mondo riconoscesse il valore delle testimonianze del nostro passato, ma quale valore diamo noi stessi a tale ricchezza? Sarebbe riduttivo e fuorviante limitarsi a ricordare che, da Pompei a Volterra, interi pezzi di storia stanno crollando nell'incuria e nell'indifferenza. Oppure che nelle nostre scuole superiori è stato drasticamente ridotto l'insegnamento della storia dell'arte per far spazio alla logica delle tre i: impresa, informatica, inglese. Queste sia pur inquietanti evenienze sono frutto di fenomeni più profondi. Un bene diventa parte del patrimonio storico, culturale e artistico se è testimonianza di civiltà. L'Italia, essendo il Paese con il maggior numero di simili tesori, è la massima espressione mondiale dell'idea di civiltà. Siamo all'altezza del ruolo? In una certa accezione, civiltà è sinonimo di urbanità, cortesia, buona educazione. A giudicare dal turpiloquio imperante, e dalle scene che sempre più spesso vediamo nelle nostre aule parlamentari, non possiamo certo essere additati ad esempio. In un altro significato, la parola civiltà indica l'insieme delle conquiste dell'uomo sulla natura e il grado di perfezione nell'ordinamento sociale, nelle istituzioni, in tutto ciò che nella vita di un popolo o di una società è suscettibile di miglioramento. Pur essendo la culla del diritto, l'Italia primeggia nella classifica dei Paesi dove le istanze di giustizia vengono più spesso disattese, ad esempio per l'abnorme durata dei processi o per la condizione inumana delle carceri. Soprattutto, però, la civiltà è la negazione di ciò che è alterato, decomposto, in disfacimento. Di ciò che perde integrità e genuinità. In una parola: di tutto ciò che è corrotto. E la corruzione sembra essere la cifra di questi tempi: una cifra che è molto più dei 60 miliardi l'anno stimati dalla stessa Corte dei conti come impatto delle pratiche corruttive sulla collettività, perché è soprattutto corruzione di pensiero e di azioni. Non possiamo pretendere che gli altri diano valore al nostro patrimonio di civiltà se non siamo noi stessi i primi a valorizzare il portato di quanto dovrebbe avvantaggiarci rispetto al resto del mondo. Inutile dire che l'impresa può riuscire solo partendo dall'agire quotidiano di ognuno.