Durante il Medioevo le reliquie e le immagini avevano la stessa finalità: erano strumenti per indurre alla fede. Poi, nel Seicento, dipingendo le sue Santa Faz Francisco de Zurbarán mostrò come una pittura fosse il sostituto di una reliquia: osservare il quadro che raffigurava il velo della Veronica era come osservare il sacro cimelio. L'arte aveva soppiantato le reliquie e continuò ad affermarsi come icona laica. Nei secoli successivi la passione per le reliquie andò scemando. Destò dunque sorpresa la notizia, degli anni scorsi, che il ricercatore Salvatore Vinceti avesse disseppellito le ossa di Caravaggio a Porto Ercole e l'università di Leicester il teschio di Riccardo III sotto un parcheggio di Leicester. Parve un buon segnale: la passione per il passato era talmente viva che induceva a riportare in vita ciò che appariva perduto. Ma di fronte al sistematico ripetersi del recupero di ossa d'artista o di individui ritratti nei quadri, o ai disseppellimenti di personaggi illustri per studiarne le cause di morte, avanza il sospetto di trovarsi di fronte a un feticismo efficace dal punto di vista mediatico e del marketing, ma dai risultati incerti e dalle finalità poco chiare. Oggi assistiamo a un'altra puntata di questa saga delle ossa. Alle 11,30, a palazzo Medici Riccardi a Firenze, saranno resi noti i risultati dell'analisi al carbonio 14 che hanno datato gli otto scheletri riesumati nell'ex convento di Sant'Orsola, dove si è scavato nella speranza di ritrovare la sepoltura di Lisa Gherardini, moglie del mercante Francesco del Giocondo e modella di Leonardo per la Monna Lisa . Come già per le ossa di Caravaggio («certe all' 85» dichiarò Vinceti), nelle prossime settimane gli scheletri saranno sottoposti all'esame del Dna con la comparazione di quello estratto dagli eredi della famiglia del Giocondo. Probabilmente si arriverà a definire la compatibilità di questi con quanto cercato. Ma a che pro? Abbiamo il ritratto, che è il sostituto «originale» di quella donna, cosa ci facciamo delle ossa compatibili? Per questi poveri resti vale il titolo del libro di Bentley James Ossa senza pace : ci sono già in giro per il mondo diversi santi con tre o quattro femori. Accontentiamoci dell'opera e lasciamo riposare i resti. Magari segnalando con una targa la sepoltura.