FU UNA delle ultime leggi dei sette anni dei governi Cuffaro. In un freddo giorno di dicembre Lino Leanza allora assessore ai Beni culturali trovò la quadra in un'Ars resa più famelica dai boatos sulla sentenza che di lì a poco avrebbe portato a nuove elezioni. E fece emergere dalle pastoie di Sala d'Ercole quella che per lui, almeno era la madre di tutte le riforme: la legge sui teatri. «Una norma innovativa», dice oggi Leanza: «Abbiamo messo ordine nel settore e creato meccanismi trasparenti di concessione dei contributi». Il provvedimento che vide la luce a fine 2007, in effetti, divideva le associazioni teatrali in tre fasce, in relazione alla disponibilità o meno di una struttura stabile, del numero degli spettacoli e delle giornate lavorative assicurate alle maestranze. Di certo, quella legge che «ha messo ordine», per dirla con le parole di Leanza, consentì all'esponente catanese di pubblicare in campagna elettorale si votò nel marzo del 2008 bandi che ebbero un successo altissimo. Nel 2008 l'anno dell'inchiesta furono novantadue le istanze finanziate, molte di più quelle presentate. Alla mammella della legge 25, da quel momento in poi, si sarebbero attaccati piccoli e grandi imprenditori del settore, assetati anche di contributi di poche centinaia di euro. L'anno scorso il numero delle richieste era arrivato a quota 380. Gli anni del boom furono proprio quelli del debutto della nuova legge, bagnati da finanziamenti che non si sarebbero più ri- petuti: 2,3 milioni di euro nel 2008. Oggi la cifra si è dimezzata. A gestire materialmente le istanze dell'anno "incriminato", e a sovrintendere al pagamento dei contributi, furono i successori di Leanza all'assessorato ai Beni culturali. Ovvero Antonello Antinoro (oggi europarlamentare condannato in appello a sei anni per voto di scambio politico-mafioso) e lo stesso Leanza che nella seconda metà del 2009 tornò in via delle Croci. Fu in quei due anni, scrivono gli inquirenti, che si consumarono le irregolarità o le truffe di cui devono rispondere 72 imprenditori. Ma quali siano le responsabilità degli uffici e quali invece quelle dei beneficiari dei contributi, è ancora tutto da verificare. A chi spettavano i controlli sulle pratiche presentate? «Bastava un'autocertificazione da parte del beneficiario», dice Sergio Gelardi, dirigente generale dei Beni culturali. Che attende anche lui di saperne di più. L'uni- ca certezza è che proprio a Gelardi la Finanza ha inviato una lettera in cui si invita l'amministrazione a recuperare le somme erogate illegittimamente. Non è l'unica fatica di questo tipo che grava sui burocrati dei Beni culturali, alle prese con un altro buco, di dimensioni decisamente più rilevanti: quello provocato da Novamusa, la società che si è occupato della gestione delle biglietterie di monumenti e siti archeologici in Sicilia e che non avrebbe versato alla Regione proventi per 15 milioni. Così almeno ha stabilito un recente lodo arbitrale che i gestori di Novamusa però contestano. Insomma, ce n'è abbastanza per fare dell'amministrazione di uno dei più ricchi patrimoni artistici d'Europa una terra di allegre scorribande di percettori di soldi pubblici. O «un bancomat», per usare le parole del movimento 5 stelle all'Ars. «E pensare che la cultura, quella con la "c" maiuscola, boccheggia si legge in una nota per mancanza di finanziamenti e rischia di vedere chiudere teatri storici». Mentre la Cgil, con Donato Ferrante e Marcello Cardella, invocano una «immediata riforma del sistema dei finanziamenti». I finanziamenti ai teatri, dal 2010, sono passati sotto la competenza dell'assessorato al Turismo. Sono diminuiti i fondi, come detto, non le anomalie. Basti pensare ai nove decreti pubblicati nell'agosto scorso con i quali l'amministrazione prendeva atto dell'improvvisa rinuncia ai contributi da parte di diverse associazioni teatrali. Che hanno rimandato al mittente 340 mila euro: somma non indifferente, in periodo di crisi. Fra le società protagoniste di questo insolito gesto ce n'è qualcuna coinvolta nell'inchiesta che origina nel 2008. Episodio che autorizza il sospetto che fra gli operatori del settore, già "visitati" dalla guardia di finanza, negli ultimi tempi sia subentrata la paura di non riuscire più a giustificare le spese fatte. Anche se, secondo i dirigenti dell'assessorato, a farsi sentire sarebbe stata proprio la crisi economica e l'impossibilità dei privati a co-finanziare, di tasca propria, l'intervento pubblico. Di certo, ora che l'inchiesta si estende agli anni successivi al 2008, cresce la paura negli uffici e fra gli imprenditori teatrali. E cresce la disillusione di chi, anche se per pochi mesi, ha guidato di recente l'assessorato al Turismo. Di Franco Battiato, e della sua breve esperienza politica, si ricorda soprattutto un urlo che oggi sembra profetico: «Qui hanno rubato tutto... ». A distanza di mesi, l'artistaassessore non commenta le ultime vicissitudini delle compagnie teatrali ma detta una frase che la dice lunga sulla sua avventura al fianco di Crocetta contrappuntata da allarmi risuonati invano: «Mi sono pentito! E per favore, metta il punto esclamativo...«.
La grande mammella della Legge 25 quell'eredità di Cuffaro e Leanza
L'articolo parla della legge sui teatri approvata nel 2007 dal governo Cuffaro, che ha consentito all'esponente catanese Lino Leanza di pubblicare bandi per finanziare le compagnie teatrali. La legge ha creato meccanismi di concessione dei contributi, ma è stata utilizzata anche per truffe e irregolarità. Secondo gli inquirenti, 72 imprenditori sono stati coinvolti in irregolarità o truffe tra il 2008 e il 2009. L'amministrazione dei Beni culturali ha ricevuto istanze di finanziamento da oltre 380 società, con un totale di 2,3 milioni di euro nel 2008. Oggi la cifra si è dimezzata.
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