DIRETTORE Anna Coliva, ma come le è venuto in mente di montare quel baraccone accanto alla Galleria Borghese? «No, scusi ma come è venuto in mente a voi, senza riscontri, di scrivere quelle cose». Senza riscontri? È tutto documentato: non ha visto le foto? «Guardi che noi quella struttura la montiamo due tre volte l'anno, è stata creata apposta per consentire al museo - quando è cattivo tempo - di fare degli eventi. Come accade in tutti i musei del mondo. Senza risorse, è l'unico modo per mantenerci: tutto quello che fa la Galleria Borghese, lo fa con i soldi degli sponsor privati». E questo vi dà il diritto di piantare tubi Innocenti nelle fontane barocche e su un'Erma del Bernini? «Ma cosa dice! Per la cena di beneficenza del 7 febbraio abbiamo seguito una procedura applicata da anni: abbiamo delle strutture fatte apposta per quel giardino, non solo come ingombro, ma persino come rifiniture, realizzate coi motivi delle stoffe del '700 che sono nel museo. Io stessa, ogni volta, vado lì col metro a calcolare le distanze». Forse però stavolta non le ha calcolate bene. «C'è una legge precisa, la legge Ronchey, che incoraggia tutti i musei statali a dare in affitto gli spazi per una serata, per eventi privati. D'estate si fa all'aperto, d'inverno c'è una copertura. E le dirò di più». Prego. «Quelli definiti "telamoni bernianiani" sono due copie dei propilei del Bernini che io stessa ho fatto fare nel '98 in fibra di vetro con una tecnologia sofisticatissima che è costata cifre enormi allo sponsor perché realizzate nella Silicon Valley. Sono cioè la clonazione di due sculture che mancano al parco di Villa Borghese da 200 anni, gliele abbiamo riportate in simulacro». E questo giustifica di usarle come ancoraggio dei tendoni? «Ma quei tendoni sono standard, autorizzati dalla soprintendenza». Anche da quella comunale? «Da tutte». E allora perché vi ha contestato una serie di violazioni? «Oddio non ne so nulla e spero proprio che non lo faccia. Noi siamo lo Stato e il nostro compito, da sempre, è tutelare e valorizzare. Una prerogativa che spetta prima a noi e poi ai comuni». Sta dicendo che la sovrintendenza capitolina non può contestarvi alcunché? «Ma lei lo sa qual è la parte meglio tenuta di Villa Borghese? Noi, per mantenere a quel livello di dignità il piazzale davanti la Galleria, quello dietro e i due giardini segreti combattiamo come belve. Ed è merito, oltre che del nostro lavoro, degli amici che ci sostengono con le loro donazioni e che voi avete chiamato "vip". Col risultato che magari la prossima volta ci penseranno due volte a venire e il museo perderà risorse preziose». E magari voi starete più attenti. «Senta, noi siamo gli unici di questo parco devastato che non tengono una struttura fissa. Come fa invece la Casa del cinema, che ha moltiplicato gli spazi per bar e ristoranti a vantaggio dei privati, o la Casina Valadier e piazza di Siena». Quindi vi dovrebbero ringraziare anziché sanzionare? «Noi, al contrario di altri, non abbiamo mai fatto speculazione. Il Comune, prima di mandare una reprimenda, dia un'occhiata a tutte le concessioni date a Villa Borghese che è ormai diventata una specie di Disneyland».
ROMA - GALLERIA BORGHESE. "Ma quale scempio, solo così ci finanziamo"
Questo è il riassunto del testo: Anna Coliva, direttrice della Galleria Borghese, ha risposto alle critiche per la presenza di tendoni e strutture private nel giardino del museo. Ha affermato che le strutture sono state create per consentire al museo di ospitare eventi e sono state autorizzate dalla soprintendenza comunale. Ha anche affermato che il museo dipende in gran parte dalle donazioni degli sponsor privati e che le strutture private sono un modo per mantenere il museo. Ha anche menzionato la legge Ronchey, che incoraggia i musei statali a dare in affitto gli spazi per eventi privati.
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