PER raccontare la solitudine di un sindaco bisogna cominciare dalla fine. Quando in fondo a quattr'ore di discussione Marino prende la parola per tirare le conclusioni, ad ascoltarlo ci saranno sì e no una ventina di persone. Tutti gli altri se n'erano già andati, oppure non si erano affatto palesati. Come a marcare anche fisicamente una distanza, dal primo cittadino e dalla sua giunta, che si fa ogni giorno più incolmabile. E meno male che doveva servire a rasserenare il clima, rimettere insieme i cocci, rilanciare l'azione amministrativa. Il supervertice di maggioranza convocato in Campidoglio alle 10 di mattina si è subito trasformato in una seduta di autocoscienza in cui minisindaci e consiglieri hanno urlato in faccia al sindaco tutta la loro insofferenza. Lo ha fatto la presidente della Commissione Cultura, Michela Di Biase, che ha umiliato l'assessore Barca rinfacciandole la sua inadeguatezza: «Su otto progetti finanziati da fondi europei, sette sono in centro storico e uno solo in periferia. Ma noi abbiamo il parco archeologico di Centocelle, di Ostia antica, dell'Appia che necessitano della stessa attenzione offerta alle aree centrali della città. Per questi territori la cultura è l'unico modo per risollevarsi, lo abbiamo promesso in campagna elettorale ma poi ce ne siamo dimenticati». Lo ha fatto Erica Battaglia, che ha urlato in faccia all'assessore alle Politiche sociali Cutini il «nostro no alla privatizzazione di Farmacap, chi ha questa idea sappia che non è quella della maggioranza». Lo ha fatto Gianni Paris, accusando l'inquilino del Campidoglio di «non avere una visione strategica della città: va bene l'elenco delle cose da fare, ma possibile che nessuno qui discuta dell'area metropolitana, che entrerà in vigore fra poco ma per noi è come se non esistesse?». Lo ha fatto il capogruppo della lista civica, Luca Giansanti, che ha rimproverato Marino per la palude in cui ha precipitato il Campidoglio: «Caro sindaco, non si può prescindere dal punto di vista della città e il punto di vista della città, in questo momento, è critico». È come se fosse saltato un tappo. Vuoi per l'addio di Enzo Foschi, il capo segreteria che aveva proprio il compito di sedare e sopire i mal di pancia dei consiglieri. Vuoi per la "sordità" di una giunta che appare ogni giorno meno in sintonia con la sua maggioranza. Come pure dimostrano le assenze: per dissenso o semplice disinteresse nei confronti di «una gigantesca perdita di tempo: a che servono questi conclavi in cui tutti parlano ma poi Marino fa di testa sua?». Quel che da tempo pensa il presidente dell'assemblea capitolina, Mirko Coratti, che da Natale in poi (dopo aver "chiuso" l'aula per mancanza di delibere e guidato la maratona sul bilancio 2013) ha disertato lo scranno e mancato tutti gli appuntamenti organizzati dal sindaco. «Questi giocano mentre Roma affonda e io non ho più voglia» ha detto ai suoi per spiegare l'ultima diserzione. Dovuta ufficialmente a «problemi di famiglia», si è giustificato nel pomeriggio, senza tuttavia rinunciare alla stoccata: «Sono convinto che alle riunioni debbano seguire i provvedimenti e gli atti concreti attesi dalla città». Parole che sembrano prese in prestito dal capogruppo pd Francesco D'Ausilio: «È importante che le idee e gli obiettivi di cui si è parlato vengano poi tradotti in atti amministrativi ». Ma Marino ostenta indifferenza. «Ho visto anch'io che c'era qualche assente, forse conviene che la prossima volta mettiamo la riunione in streaming, così chi non se la sente di muoversi da casa il sabato non si perde un incontro così ricco», scherza alla fine. E su Coratti: «Non c'è? Magari è andato a giocare a calcetto con i figli». Una battuta che certo non aiuta. «Per me nessuna partita di calcetto. Spero però vivamente che con oggi e dopo otto mesi si sia concluso il torneo di bocce», twitta piccato il presidente dell'aula. La prova che la luna di miele, se mai c'è stata, è già finita.
ROMA - E nel conclave tutti contro Marino "Mancano visione e progetti"
Il sindaco Marino ha convocato una riunione della giunta per discutere della solitudine e della crisi del Campidoglio. Tuttavia, la riunione è stata caratterizzata da una forte tensione e da una mancanza di partecipazione da parte di molti consiglieri. La presidente della Commissione Cultura, Michela Di Biase, ha accusato l'assessore Barca di inadeguatezza e ha chiesto maggiore attenzione per i territori periferici. L'assessore alle Politiche sociali, Cutini, è stato accusato di voler privatizzare Farmacap. Il capogruppo della lista civica, Luca Giansanti, ha criticato Marino per la sua gestione del Campidoglio e ha chiesto una visione strategica per la città.
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