Carla Di Francesco (Architetto, Direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell'Emilia-Romagna) Egregio direttore, sono a dir poco stupefatta e amareggiata dall'attacco indirizzato alla mia persona e al ruolo di dirigente del MiBACT che ricopro, attraverso gli articoli del Corriere di Bologna di venerdì 7 e sabato 8 febbraio 2014 e cercherò di usare le poche righe che mi concede per affrontare alcune delle affermazioni in essi contenute che sono errate, offensive e, a mio avviso, frutto della mancanza di una seria verifica delle fonti. Intanto una necessaria premessa: immediatamente dopo gli eventi sismici del maggio 2012 ho istituito l'Unità di Crisi Regionale dell'Emilia-Romagna nella quale confluiscono la Direzione regionale e le Soprintendenze per i beni architettonici che hanno competenze sulle aree colpite; all'interno dell'UCR, dal giugno 2012, ha iniziato la sua attività la Commissione Progetti, istituita allo scopo di dare risposte tecniche rapide e unitarie alle richieste di autorizzazione per lavori, prevalentemente di messa in sicurezza urgenti, ma anche di riparazione e miglioramento sismico che stavano pervenendo numerosissime. Alla Commissione (della quale fanno parte il direttore regionale e i due soprintendenti territoriali) i funzionari architetti presentano le loro considerazioni istruttorie circa il merito dei progetti pervenuti; dopo la discussione su quanto presentato, la Commissione esprime il proprio parere, che poi viene formalizzato con autorizzazione ai sensi dell'art. 21 del Codice dei beni culturali e del paesaggio da parte del direttore regionale. Dal giugno 2012 ad oggi sono stati esaminati oltre mille progetti di opere riguardanti i tanti beni culturali danneggiati dal sisma, e tra questi alcuni a firma dell'ingegner Giuliano Mezzadri e di ingegneri ed architetti della Mezzadri Ingegneria. È doveroso ed indispensabile precisare (e di ciò non si fa alcun riferimento negli articoli pubblicati dal Suo giornale) che gli incarichi di progettazione, ovviamente, sono stati affidati dai proprietari degli edifici interessati al recupero: Curie, singoli privati e condomini, comuni, provincie, Enti vari. È quindi errato scrivere che avrei delegato l'architetto Grifoni, Soprintendente per i beni architettonici di Bologna, ad affidare incarichi «all'ing Giuliano Mezzadri, il compagno di vita, a professionisti del suo studio ferrarese e ad altri riconducibili a lui». Falso e rivolto a screditare il mio operato, e in generale quello dell'Amministrazione, arrivando perfino ad avvilire il ruolo dirigenziale del tutto autonomo della Soprintendente Grifoni. Il decreto di delega, citato negli articoli, viene invece da me emanato nel settembre 2013 perché nel primo periodo post-sisma erano stati affrontati progetti di messa in sicurezza di entità decisamente ridotta mentre in vista della ricostruzione, che prevede progetti impegnativi e consistenti, era necessario regolamentare e separare con chiarezza e trasparenza il rapporto tra il professionista e la dirigente. Quanto al complesso monastico di san Giorgio, l'architetto incaricato questo sì dalla Direzione Regionale, ha da tempo un rapporto di profonda stima con la comunità benedettina che lo ha esplicitamente richiesto per le sue riconosciute capacità professionali. La prestigiosa storia professionale dell'ingegner Mezzadri, lunga più di cinquanta anni, è costellata di opere nelle quali il settore che riguarda il restauro dei beni culturali è di altissima qualità, ma decisamente minoritario. Quanto a me, amo il lavoro che mi sono scelta e ad esso dedico da sempre tutte le mie energie come tanti funzionari pubblici che in silenzio fanno il loro dovere e molto di più e non dubito minimamente di poter dimostrare, anche in sede giudiziaria se fosse necessario, l'infondatezza di queste calunnie. Trovo inaccettabile che si monti un caso su notizie scientemente scandalistiche, parte delle quali addirittura di avvenimenti non ancora accaduti, e non posso accettare che vengano gettate ombre sul lavoro straordinario ed esemplare che hanno svolto gli Istituti e i funzionari del Ministero nella difficilissima occorrenza del sisma. Carla Di Francesco Sono a dir poco stupefatto dalle affermazioni dell'architetto Di Francesco che definisce i nostri articoli, esclusivamente orientati a informare in base ai principi del diritto di cronaca, come «un attacco alla mia persona» con affermazioni «senza dubbio errate e offensive» e perfino «calunnie». E giudichi il lettore se quelle messe a disposizione sono, come lei scrive, «poche righe». L'avevamo cercata invano prima di scrivere gli articoli in questione, così solo oggi apprendiamo che l'esigenza di non partecipare alle decisioni sui progetti dal suo compagno, ingegner Mezzadri (e anche dei suoi colleghi di studio?) è sorta quando gli interventi post-sisma si sono fatti «impegnativi e consistenti». Che consistenza avevano quelli firmati dagli stessi professionisti e autorizzati dal giugno 2012? E l'incarico per il complesso di San Giorgio? Un dirigente pubblico attento e responsabile quale è l'architetto Di Francesco, lungi dal considerarlo «inaccettabile», dovrebbe «accettare» che la sua attività sia oggetto del lavoro dei professionisti dell'informazione. Considerare gli articoli dei giornali come un «attacco» rappresenta evidentemente il retaggio di una mentalità che, non a caso, in questi anni ha portato alla ribalta la parola «casta». Anche la Procura si occupa delle vicende descritte sul Corriere: non dubitiamo che l'architetto Di Francesco avrà tutti gli argomenti per chiarire la natura dei rapporti tra la Direzione e l'ingegner Mezzadri. A. N.
Bologna. Il direttore dei Beni culturali: nessuna ombra, ho fatto il mio dovere
L'architetto Carla Di Francesco, Direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell'Emilia-Romagna, risponde a un articolo del Corriere di Bologna che l'attacca personalmente e afferma di aver delegato incarichi di progettazione a un professionista del suo compagno di vita, l'ingegner Giuliano Mezzadri. Di Francesco nega queste affermazioni, affermando che gli incarichi di progettazione sono stati affidati dai proprietari degli edifici interessati al recupero.
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