Era certo che sarebbe accaduto. Non si sapeva quando, ma che accadesse era sicuro. Ed è successo ieri nella tarda mattinata: due pezzi del bassorilievo di una arcata della Galleria Umberto I una di quelle che guardano verso il Teatro San Carlo sono venuti giù. Miracolosamente i calcinacci non hanno colpito i passanti. Ma lo scampato pericolo non attenua il dolore per il degrado di uno dei monumenti più belli della città. La Galleria Umberto I risale alla fine dell'Ottocento. Da allora ha avuto molti frequentatori e pochi interventi di manutenzione. La crisi economica ha fatto il resto, provocando la chiusura di decine di negozi. Degrado che si è aggiunto a degrado. Passi per i ragazzini che di notte la trasformano in campo di calcio. Passi per la mancanza di un cestino che sia uno per raccogliere i rifiuti. Ma il crollo dei pezzi del bassorilievo lancia un allarme preciso. La Galleria Umberto I ha bisogno di cure e attenzioni che la Soprintendenza e il Comune non le dedicano. E purtroppo quello della Umberto I non è l'unico caso. Un'altra Galleria, la Principe di Napoli, versa in condizioni drammatiche. Sarebbe potuta essere una tra le porte più eleganti da via Foria verso il centro storico della città. E' diventata di notte il rifugio dei senzatetto e di giorno un luogo abbandonato in cui trovano sede (inopportuna) uffici comunali e centri sociali abusivi che hanno occupato illegalmente altri locali municipali di cui nessuno si cura. Due Gallerie, nessun vantaggio concreto per la città. Due maestosi biglietti da visita per il centro storico che invece sopravvivono a malapena. Già, il centro storico. Quello di Napoli è tra i più estesi d'Europa e ricchi di storia. Non per niente l'Unesco ne ha fatto uno tra i siti su cui investire milioni di euro (cento) per riqualificarlo e non perdere così tutto il patrimonio artistico e storico che custodisce. L'interesse c'è, l'azione manca. Si discute sui progetti, si fanno ipotesi di intervento mentre chiese, palazzi e scorci unici al mondo vanno in rovina. Tra un po' senza voler essere uccelli del malaugurio verrà la stagione dei crolli se le ristrutturazioni non riceveranno impulsi decisivi alla loro realizzazione. Ma su questo versante non pare di essere sulla strada giusta. Ci siamo appena lasciati alle spalle un Natale in cui ha tenuto banco la lite tra Comune e Soprintendenza sul coinvolgimento di piazza del Plebiscito nel percorso delle luminarie della festa. Ora qualche metro più in là inizia a crollare la Galleria. E qualche metro ancora più giù, a Palazzo San Giacomo sede del municipio (restaurata di recente), si scopre che più di cento dipendenti pubblici sono «comandati» al servizio dei gruppi consiliari. I monumenti hanno bisogno di cure più degli amministratori. I dipendenti comunali dovrebbero essere impiegati nella valorizzazione della città e delle sue bellezze, non sottoutilizzati (con loro soddisfazione) nell'assistenza a gruppi consiliari formati anche da una sola persona. Fuori dal Palazzo, la città cade a pezzi.