Un'opera di grande valore di Lucio Fontana, il «Concetto Spaziale 1962», è stata rubata nella notte tra martedì e mercoledì dalla sede milanese del Museo Pecci di Prato. Il quadro è quotato intorno al mezzo milione di euro e sarebbe stato esposto a Milano fino al prossimo 15 febbraio. La scultura di pietra arenaria occupa ancora il fondo della sala, un grande spazio rettangolare, pavimento grigio e mura bianche; il quadro era dall'altra parte, unico pezzo sulla parete vuota. In questo ambiente, dentro il cortile di un palazzo, i ladri sono entrati nella notte tra martedì e mercoledì. Erano almeno in due, e non hanno fatto fatica per portar via il «Concetto spaziale 1962» di Lucio Fontana, una tela piuttosto grande, 90 centimetri per 120, più la cornice. Un'opera che potrebbe essere quotata intorno al mezzo milione di euro. «Ma che ha un valore culturale davvero notevole», spiega Stefano Pezzato, responsabile artistico del Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, che dallo scorso 21 gennaio esponeva il quadro nel proprio spazio a Milano. L'allarme, dal civico 113 di Ripa di Porta Ticinese, è suonato alle 5 e 35 dell'altra notte. Un palazzo moderno, un alto cancello elettrico (i ladri l'hanno scavalcato), poi c'è un vialetto che porta fino al cortile e lì, nascosta rispetto alla strada, si trova la porta di ferro che dà accesso a un vecchio capannone industriale recuperato e allestito come distaccamento milanese del museo toscano. Le porta non è blindata e non dev'essere stato complicato scardinarla. L'allerta scatta all'alba. Meno di 15 minuti dopo, la pattuglia di un istituto di vigilanza (al quale è collegato l'allarme) arriva al museo Pecci, ma i ladri sono già scappati; viene avvertito il responsabile della galleria; le Volanti della polizia chiamano anche la Scientifica per i rilievi. Il quadro era stato portato a Milano per un'esposizione (si sarebbe chiusa sabato prossimo) che accostava l'opera di Fontana, di proprietà della galleria Farsetti Arte, a una grande scultura di Anish Kapoor. Il «Concetto spaziale 1962» è apparso sul catalogo generale dell'artista nel 1986, e il 30 novembre scorso è stato presentato a un'asta, a Prato. Il critico Enrico Crispolti la descrive così: «Un'evoluzione pittorica delle Nature realizzate in terracotta (1959-1960), con la sua densa superficie a olio rosa su cui riecheggiano le incisioni concentriche e il rilievo plastico aperto sullo squarcio profondo, un taglio slabbrato inferto nella tela». Opera rara. E questo racconta qualcosa anche sul furto: «È una tela molto conosciuta, inserita nel catalogo generale dell'artista riflette Stefano Pezzato e in quanto tale non ha alcuna possibilità di rientrare nel mercato». Significa che, anche sul mercato nero, quel quadro potrà circolare soltanto entro canali ristrettissimi e di assoluta fiducia. Conclusione: si tratta di un furto su commissione. O di ladri che hanno fiutato un furto «facile», e per questo l'hanno comunque fatto, ma avranno enormi difficoltà a piazzare l'opera.