I fiorentini hanno gettato le fondazioni per una cupola grande come quella del Pantheon, hanno adottato un grandioso piano regolatore e realizzato nuove strade nel corpo della città esistente, per renderla più bella, alla fine del Duecento, e lì prenderà corpo due secoli dopo il Rinascimento con i suoi celebri artisti e quell'invenzione che è piazza dell'Annunziata. No, non li seguirei in quel campo sbandierando una statua di Michelangelo comperata sessant'anni fa, ma piuttosto sarebbe da esaltare la Milano dell'Ottocento che forse Firenze non ha. Comincerei con la sequenza che parte da piazza Firenze e, dirottato il traffico sulle due strade laterali, pianterei al centro di corso Sempione una grande passeggiata, e se non riusciremmo ad alberarla possiamo sempre, per ora, suggerirla con un parterre libero e ben disegnato: corso Sempione è largo come gli Champs Elysées, e l'Arco della Pace è stato il modello dell'Arco di Trionfo a Parigi. Il parco lì davanti ha in disegno molto raffinato, tutt'altro che banale, e forse un bravo paesaggista sarebbe in grado di sottolineare nel disegno dell'Alemagna la doppia prospettiva che la incrocia, l'Arena che fronteggia la Triennale. Il Castello è una fantasiosa ricostruzione ottocentesca di Luca Beltrami, la completerei spostando finalmente nella piazza del Cannone, rivolto verso l'Arco della Pace e la lontana Parigi, il monumento a Napoleone III, oggi negletto nel parco, e nella Corte grande sposterei il famoso cavallo di Leonardo, a sua volta una ricostruzione in sostanza di fantasia, e lo completerei coraggiosamente mettendo sul cavallo la figura mancante di Ludovico il Moro: in un materiale resistente di simil bronzo, almeno. Nel cortile quattrocentesco della Rocchetta farei un tableau vivant con la corte di Ludovico, ovviamente con Leonardo ma anche con Beatrice e Isabella d'Este, che con i suoi stupefacenti abiti era allora la donna più elegante d'Europa, abiti che a vederli resteremmo stupefatti, e di lì volendo il visitatore potrebbe fermarsi nel museo e vedere la famosa Pietà di Michelangelo. La sequenza prosegue, tutta pedonale, in largo Cairoli, dal quale andrebbe levato il traffico di attraversamento che andrebbe spostato proprio là dove ora è stato tolto, in piazza Castello, dove lo scorrere delle automobili non interromperebbe la sequenza: chi prendesse dall'Expo la metropolitana uscirebbe proprio lì, al centro di una straordinaria sequenza tutta pedonale. Via Dante è nata apposta alla fine dell'Ottocento per essere la strada più bella della città e il Comune stanzierà un premio per la facciata più bella e, di nuovo dirottando il traffico, sottolineerei la continuità di questa sequenza riorganizzando il Cordusio con la statua del Parini meglio visibile, poi ricostruirei, con una incastellatura di tubi e di teli decorati, come rimase per decenni il Castello di Berlino, il quadrato della piazza dei Mercanti com'era in origine. E con la piazza del Duomo verrebbe conclusa questa sequenza ottocentesca, il pezzo davvero forte di Milano, che così bella e ricca nessuna città europea possiede, e come estrema esaltazione l'Ultima Cena di Leonardo, una delle attrazioni nobili della città, non avrei paura di proiettarla la sera in piazza del Duomo sulla facciata del Carminati.