INTERROGAZIONE Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. - Premesso che: il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, all'articolo 117 stabilisce che negli istituti e nei luoghi della cultura possono essere istituiti servizi di assistenza culturale e di ospitalità per il pubblico; l'art. 14 del decreto-legge 1 ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, affida ad un decreto di natura non regolamentare del Ministro per i beni e le attività culturali la disciplina dell'organizzazione integrata dei servizi aggiuntivi nei musei e negli istituti dello stesso Ministero, sulla base dei principi e dei criteri previsti nel medesimo articolo; Spetta, dunque, al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo emanare i nuovi bandi di gara; gli ultimi bandi risalgono al giugno 2010, per la concessione di servizi al pubblico nei musei e aree archeologiche statali; nel corso degli ultimi quattro anni l'Autorità di Vigilanza sui Contratti pubblici di lavori, servizi e forniture ha bocciato i bandi di gara per i servizi al pubblico dei musei e siti archeologici (bookshop, caffetterie, biglietterie, ristoranti ecc). Delle ventitre gare previste soltanto due sono state portate a compimento (Ravenna e Paestum) mentre le altre sono state annullate, ritirate o bloccate dai Tribunali Amministrativi Regionali. Tra queste, le concessioni per i maggiori musei e siti italiani, quelli di Roma, Napoli, Pompei, Firenze, che rappresentano la metà del valore complessivo di tutte le concessioni previste; infatti, su un totale di 675 milioni di euro stanziati a favore di 66 siti, ben 335 sono stanziati a favore dei siti e dei musei presenti nelle suddette città; Fin dall'inizio era sembrato che i bandi varati dal Ministero fossero in contrasto con una serie di norme sui Contratti pubblici, diverse associazioni del settore avevano rilevato fin dall'inizio diversi elementi di contrasto tra alcune disposizioni contenute nei diversi bandi con alcune norme contenute sui Contratti pubblici; considerato che: quasi tutte le concessioni sono scadute, alcune da anni, e si procede solo attraverso l'adozione di proroghe, con serio rischi di incorrere nel danno erariale; infatti gli introiti lordi da servizi aggiuntivi sono passati da 29,6 milioni del 2001 ai 44,6 del 2011 (con un picco di 46,2 l'anno prima), ovvero un incremento del 50,56. La quota incassata dallo Stato è passata da 4,6 a 6,1 milioni (32,0), mentre quella incassata dai privati ha subito un incremento molto più consistente passando da 25,0 a 38,4, ( 54,0 ); nelle tre regioni dove maggiore è l'incasso, ovvero Toscana (18,0 milioni), Lazio (17,2) e Campania (4,7), le percentuali dello Stato oscillano fra il 15,8 della Campania e il modesto 10,8 del Lazio, mentre al secondo posto si attestala Toscana. In particolare, relativamente alla città di Roma la quota media della Soprintendenza per bookshop e gadget è pari a circa il 23 ed è la quota massima, mentre per gli altri servizi si osserva una sensibile riduzione 9,5 sulla caffetteria, 7,5 su self service e ristoranti, 2,7 sulle visite guidate, fino allo 0,5 sulle audio guide; nel decreto del Ministro per i beni e le attività culturali del 29 gennaio 2008 - Modalita' di affidamento a privati e di gestione integrata dei servizi aggiuntivi presso istituti e luoghi della cultura (GU n. 88 del 14-4-2008 ) si dispone che "alla luce dei principi ricavabili dalla disciplina in materia, sia necessario regolare il settore in questione con l'obiettivo non solo di migliorare la qualita' dei servizi aggiuntivi nella prospettiva di una maggiore fruizione da parte dell'utenza e valorizzazione del bene, ma anche di introdurre misure organizzative e gestionali idonee a rendere piu' efficiente e competitivo il comparto economico di riferimento"; la situazione di stallo che si è venuta a determinare ha di fatto bloccato gli investimenti nei servizi museali da parte delle imprese che li gestiscono, mancando quindi gli obiettivi prefissati nel succitato decreto ministeriale. Lo stato di provvisorietà e di incertezza in cui tali imprese si vedono costrette od operare ha provocato uno scadimento dei servizi offerti a discapito degli utenti; la legge 41993 (legge Ronchey), consentendo alle società private di poter fornire i servizi aggiuntivi nelle strutture museali, aveva avviato percorso molto promettente, soprattutto agli inizi del 2000, quando i musei coinvolti erano notevolmente aumentati, passando da 41 a 139; oggi, però, il fenomeno sembra essersi arrestato; i servizi al pubblico nei musei avrebbero dovuto contribuire a migliorare l'accoglienza all'interno di tali strutture, rispondendo alle esigenze dei visitatori, italiani e stranieri; il blocco dei bandi a cui stiamo assistendo da anni non ha certo favorito la «collaborazione tra pubblico e privato» che pure era parsa la soluzione più favorevole per superare la difficilissima situazione in cui versano i beni culturali nel nostro paese; una gestione efficace ed efficiente dei beni artistici attraverso un partenariato tra pubblico-privato può costituire una fonte significativa di ricchezza per l'economia del nostro Paese; si chiede di sapere: se il Ministro interrogato non ritenga di dover adottare con sollecitudine ogni iniziativa utile a risolvere la difficile situazione in cui da anni versano i concessionari dei servizi e le soprintendenze relativamente ai servizi museali aggiuntivi; se non ritenga di dover procedere con la massima sollecitudine all'emanazione delle linee guida in materia di attivazione ed affidamento in concessione dei servizi per il pubblico negli istituti della cultura italiani -la cui pubblicazione è sollecitata anche dall'Unione Europea- nonchè all'emanazione dei bandi di gara sui servizi aggiuntivi in questione; Sen. Walter Tocci