Caro direttore, come artigiano e commerciante presente ogni giorno da 66 anni nel secolare negozio Papini, La ringrazio dell'esauriente articolo di Marzio Fatucchi comparso domenica scorsa sul Corriere Fiorentino sul progetto di riportare alcuni dei banchi di San Lorenzo in lungarno Archibusieri. Mio nonno, Ettore Papini, aprì qui nel lontano 1896 un laboratorio di pelletteria, che oggi è tutelato come negozio storico con ben sette vincoli. Siamo apprezzati in Italia, e all'estero forse di più. Preciso che le bancarelle non sarebbero concorrenziali per noi, ma sarebbero devastanti per l'estetica del loggiato del Corridoio Vasariano. Non riesco a comprendere la posizione possibilista di Renzi, mi sembra che faccia come il famoso giudice che dava ragione a tutti. Il fatto è che tutti i sindaci che Firenze ha avuto dai tempi di La Pira in poi hanno fornito un numero eccessivo di permessi, ed ora non sono più capaci di sistemarli. La lobby dei bancarellai deve essere molto forte in Comune: appena si libera un qualsiasi spazio in centro, zacchete! Il giorno dopo appare una bancarella. Guardi all'altezza della Canottieri Firenze: nello slargo del marciapide utile per incolonnare i turisti sono apparse due grandi banchi, mentre a ridosso dell'edicola, lato Ponte Vecchio, hanno pensato di mettere un altro giro di bancarelle che coprono l'edicola e a volte toccano il primo piano sopra la banca. Ci devono essere alcuni addetti specializzati in questo gioco di scacchi. Non capisco poi come si accaniscano, gestori e titolari delle bancarelle, a continuare un lavoro che, viste le loro denunzie dei redditi, rende molto poco. L'altro giorno su un giornale uno di questi signori si lamentava perché pagava seimila euro di tasse! Caro direttore, venga a trovarmi: vedrà un'azienda che dovrebbe essere più rispettata da una nomenclatura che non cambia mai, sempre mediocre. Con stima, Paolo Papini