Da Sciesopoli alla Dalmine di Castione della Presolana: un destino urbanistico, storico e sociale da riscrivere La scritta «Dalmine» è ancora nitida sulla rotonda di testa, che la fa somigliare alla prua di un transatlantico pronto al varo, sovrastato dal pennone di un tricolore che continua a sventolare solo in una cartolina dell'epoca (in vendita su ebay a 14 euro). La foto è a colori, ma il ricordo è in bianco e nero e riporta a un'infanzia sbiadita anche se la dicitura «casa vacanza», che si staglia tra le ringhiere arrugginite e i muri aggrediti dai rampicanti, è inaspettatamente moderna. Molto più di quel «colonia» che, nella mente di migliaia di bambini, è una madeleine visiva di braghette corte e olfattiva capace, a distanza di anni, di mischiare ancora nel naso l'odore della minestra di riso con quella degli abeti del meraviglioso parco che la circonda. Non solo la Sciesopoli di Selvino, costruita perché il «fascistissimo futuro che le giovani generazioni del ventennio avevano davanti, passava pure per l'irrobustimento dei fanciulli più fragili e deperiti». Con lavanderia e piscina riscaldata coperta, un edificio sontuoso che, quasi incidentalmente, mise in salvo centinaia di piccoli ebrei scampati dalla furia nazista, ma che, a sua volta, non scampa alla furia dell'impotenza finanziaria di questi tempi grami. Destino tra il mesto e l'incerto, quello delle ex colonie estive delle nostre valli, immerse in un mare verde che le fa sembrare le «Concordia» delle Orobie, naufragate e inclinate, ma senza operazioni-spettacolo in grado di raddrizzarle. Un salvataggio che si pone solo per quelle rimaste ancora in piedi, malconce e sgarruppate, ma che sono ancora lì. Di altre, come la «Fontana» e la «Sant'Antonio» sempre a Selvino, ad esempio, si sono perse tutte le tracce (anche quelle fotografiche). C'è quella che, come la colonia della Marcelliane di Bratto, ha ampliato il concetto di ospitalità trasformandosi in un hotel a quattro stelle (il Milano), mentre la «Cabrini» di Castione della Presolana, casa estiva di proprietà della curia di Lodi è stata riconvertita, a uso residenziale-abitativo. Cioè appartamenti. Quella che, sulla carta, è la destinazione dell'ex colonia «Fiat» sempre ai piedi della Presolana, una fenice che non sta risorgendo e della quale restano solo le ceneri della demolizione. Visto dall'alto uno squarcio che, da 5 anni, sfregia il territorio, una ferita che non si sana. Nel sito della GD, società immobiliare di Cinisello Balsamo proprietaria dell'area in questione, il complesso «La Cittadella», nove palazzine per complessivi 108 appartamenti «nel verde di Lantana» si vedono solo in rendering. «Cominceremo a costruire nel 2015 con calma», dicono. La colonia Fiat faceva parte del poker vacanziero riservato ai dipendenti della fabbrica torinese: ogni estate erano 15 mila i piccoli ospiti spediti al mare, o a Marina di Massa e Igea Marina o tra i monti di Salice d'Ulzio e Castione. La Fiat è tra le prime grandi industrie a impegnarsi nel welfare delle colonie, a metà tra il concetto di cura e profilassi degli anni '20 e quello di vacanza e assistenza di un'Italia che prova a ripartire. Le due torri Fiat, quella di Marina di Massa, 17 piani innalzati in 100 giorni, nel 1933 e la torre gemella di Salice, alta 9 piani, 4 anni dopo, ne sono il fulgido esempio. A Castione, dove già dal 1954 ci andavano in vacanza 150 bambini dei dipendenti dell'Alfa Romeo (fino al 1975, nella colonia di via Costa Saler, quando l'allora Sip la comprò installandoci la centrale operativa), lo «steccone» targato Fiat fu costruito nel '62 dall'impresa Pennati ed acquistato dagli Agnelli nel'66. Quattro piani, mille posti letto, 30 mila mq, funzionò come colonia fino alla fine degli anni '80, con il non trascurabile merito di far conoscere la montagna a bambini che da Termini Imerese non ci sarebbero mai andati. L'alzabandiera e la preghiera mattutina, le passeggiate, le gite e la merenda in pineta. Stessa vita delle migliaia di bambini ospitati ogni estate a Castione, il paese più «colonizzato» della provincia, con 9 strutture dedicate a questo tipo di vacanza dove, da un punto di vista architettonico, la Dalmine si era assicurata fin dagli anni '30 la balconata più panoramica, per stessa ammissione dei castionesi: «il più bel posto del paese». Una bellezza capace di ispirare la megalomania creativa del primo architetto, Giovanni Greppi che disegnò un progetto stratosferico, ma carissimo. Bocciato. Non che chi gli subentrò, nell'ideazione, fu di manica più stretta. L'edificio completato e inaugurato il 9 luglio 1933 e intitolato alla memoria di Mario Garbagni, presidente della Dalmine, si presentava con numeri monstre: 4 piani, 55 locali su un'area di 3.000 mq con un volume di 12.000 metri cubi. Ma lo spettacolo era soprattutto il verde dei giardini, circondati da una pineta e pascoli per 65.000 mq, su cui oltre alle tre ville padronali, sorgevano gli impianti sportivi. La colonia ogni anno, poteva accogliere, in due turni estivi, fino a 400 figli di dipendenti dai 6 ai 12 anni, a spese della Fondazione Dalmine,che provvedeva a tutto, anche a vestire i piccoli. Fino al 1972 il registro delle presenze testimonia un'ospitalità che, negli anni a seguire, si sfilaccerà, fino a cessare de tutto nel 1986 quando il modello pedagogico delle colonie, a base di disciplina e carboidrati, entra in crisi. I vari passaggi di proprietà vedranno in campo prima la Regione, poi il Comune di Castione e infine una cappa di assordante silenzio scesa sui proclami delle varie amministrazioni e rotta solo dall'irruzione delle telecamere di «Striscia» e dalle evoluzioni acrobatiche della bici di Vittorio Brumotti che, sul pavimento bucato delle stanze, ci aveva messo dentro ruote e piedi. Un silenzio rotto di nuovo con la recente visita del presidente della Regione Lombardia, Maroni, resosi conto del naufragio delle buone intenzioni di un'amministrazione comunale, troppo piccola per gestire un «regalo regionale» troppo grande.
Lombardia. Sos dalle ex colonie
La Dalmine di Castione della Presolana, una colonia estiva costruita negli anni '30 per i dipendenti della Fiat, è stata abbandonata e ora è in stato di abbandono. La colonia era nota per la sua bellezza architettonica e per aver offerto un'esperienza di vacanza e assistenza ai bambini dei dipendenti. Tuttavia, con il passare degli anni, la colonia è stata abbandonata e ora è in stato di degrado. Alcune altre colonie estive, come la Fontana e la Sant'Antonio, sono state perse completamente. Alcune colonie, come la Cabrini di Castione della Presolana, sono state riconvertite in appartamenti.
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