Il simbolo della venerazione di San Filippo di Agira, cittadino orientale bizantino, venuto lungo il VII secolo (C. Pasini), uno dei santi più venerati in Sicilia e in particolare lungo la costa ionica che da Catania va a Messina, in Calabria e in Basilicata, pregevole opera dell'arte dell'argento siciliana tardo rinascimentale e barocca, la cassa delle reliquie è tornata a splendere. L'urna è esposta e lo sarà per altre due domeniche durante la messa vespertina della domenica, dopo un certosino restauro voluto dall'attuale parroco Giuseppe La Giusa, su progetto dell'arch. Rosario Sanfilippo e finanziamento parziale della Provincia Regionale di Enna, effettuato sotto la direzione della soPrintendenza ai Beni Culturali di Enna, dalla ditta Gaetano Edoardo Alagna di Marsala in collaborazione della ditta Antonino Amato di Palermo. Costituita da una struttura lignea in pioppo a forma di parallelepipedo con coperchio a forma di capanna, ricoperta di lastre di argento finemente lavorate, cesellate e fuse in un laboratorio siciliano alla fine del Cinquecento e nei primi decenni del Seicento. I suoi lati presentano l'alternarsi di colonne tuscaniche e nicchie nelle quali sono incastonate le statuette delle virtù teologali Fede Speranza e Carità provenienti da altra opera, di differente epoca sono le statue in ottone applicate sulle toppe delle antiche firmature poste sul coperchio. Al centro del coperchio è stata reimpiantata una statuetta del Santo Esorcista in sostituzione di quella rubata. Il restauro ha restituito una struttura lignea più forte e sicura, lucentezza e integra leggibilità all'opera argentea, alterata da vari fenomeni di degrado quali l'ossidazione e danni per cadute o furti. La cassa attuale è il risultato di diversi interventi dei quali il primo documentato si ebbe nel 1644 per reparo e conzo, mentre l'ultimo è degli anni Cinquanta del Novecento a spese del priore Giuseppe Morina e dei fedeli. Pertanto non è possibile indicare con precisione la sua data di costruzione anche per la mancanza di qualsiasi punzonatura dell'argento. Le prime notizie di una cassa di argento noviterfactaci vengono dall'atto notarile redatto dal notaio Antonio Loria il primo di maggio 1584 nella chiesa dell'abbazia (Archivio Stato Enna). Nel 1604 il regio visitatore mons. Filippo Giordì per onorare la nuova inventio delle reliquie di San Filippo ordinò la costruzione di un'arca dal valore di 2000 scudi finanziata dai Giurati e dagli intendenti alla fabbrica del SS. Salvatore, che in parte dipendeva dall'abbazia di San Filippo. Non sappiamo, però, in che rapporto siano le due casse, ma si può ipotizzare che parte della decorazione argentea dell'odierna possa riferirsi a quella del 1584. Le lastre, infatti, che costituiscono il coperchio sono stilisticamente riferibili al tempo dell'atto notarile, mentre il resto è da riferire a evidenza ai primi decenni del 1600, cioè a quell'arca voluta da Giordì. Un felice ritorno della preziosa urna, protagonista nei suoi quasi quattrocento anni di storia, di tantissime "cadute" miracolose che le hanno prodotto ammaccature e danni. Nell'11 maggio del 1644, alla fine della "Processione delle reliquie", la caduta della cassa coincise con il ritorno, allo spiritato Vito di Vanni di Regalbuto, della parola che aveva perso da diciotto anni. Salvatore Longo Minnolo 08022014
SICILIA - Torna a risplendere l'urna di San Filippo di Agira
La cassa delle reliquie di San Filippo di Agira, un simbolo di venerazione bizantino, è stata restaurata e riportata a splendere. La cassa è stata creata in un laboratorio siciliano alla fine del Cinquecento e nei primi decenni del Seicento, con una struttura lignea in pioppo e coperchio in argento finemente lavorato. Il restauro ha restituito una struttura lignea più forte e sicura, e ha ripristinato la leggibilità all'opera argentea. La cassa è stata oggetto di diversi interventi nel corso dei secoli, tra cui un restauro del 1644 e un altro nel 1950.
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