E' la terra pirandelliana dei paradossi. E Ribera e il castello di Poggio Diana, da cui la città trae anche il simbolo araldico, ne sono al centro. L'amministrazione comunale ha deliberato la realizzazione dell'impianto di illuminazione del maniero, che sorge qualche chilometro fuori dal tessuto urbano, sulla sponda del fiume Verdura, ma le mura medievali e la bella torre di tufo arenario, ancora intatta, non sono visitabili perché manca la strada di accesso. Succederà che visitatori e turisti di sera potranno ammirare a distanza, il castello bene illuminato, ma non potranno mettervi piede, perché off limits. Apprezzabile e nella giusta direzione lo sforzo dell'amministrazione civica, ma molti cittadini si domandano a chi serva un bene monumentale, per il quale sono stati spesi qualche tempo fa circa un milione di euro per il suo restauro conservativo, illuminato a giorno, se nel suo sito ancora non si può mettere piede perché l'iter burocratico e giuridico di esproprio di alcuni terreni ad agrumeto non viene completato dalla soPrintendenza ai Beni Culturali e Ambientali e dalla Regione Siciliana. Ben augurante è il discorso del sindaco: «A parte le visite turistiche che si potranno effettuare durante la sera, pensiamo che questo sito possa, e debba, essere sfruttato anche per altro, per le rappresentazioni teatrali, le quali risulterebbero davvero suggestive». Gli auspici cozzano contro la realtà quotidiana, che si trascina da diversi anni. Chi vuole ammirare il castello di Poggio Diana, a suo rischio, deve entrare su un'area agrumetata di un paio di agricoltori e sperare di non essere sfrattato dai proprietari. Se la visita avviene di questi tempi, il turista almeno avrà la possibilità di ammirare le pregiate arance Washington Navel, frutto pendente nei giardini circostanti. Ammesso che non si preferisca scendere sul sito, abbastanza panoramico sulla valle del Verdura, con il paracadute o con l'elicottero. Ma sarebbe rischioso e costoso. 07022014