MILANO - «La Scala ha bisogno di trovare una strada da percorrere, ma sull'andamento del Teatro non è mai stata fatta un'analisi scientifica». Il sovrintendente Mauro Meli, che una settimana fa si è dichiarato disponibile a mettere a disposizione del cda il proprio mandato, non nasconde i timori per la prima istituzione lirica italiana. «Gli interessi del teatro sono superiori ai miei dice Meli . Non sono preoccupato per me ma per il teatro». E per il rischio che una sorta di anarchia interna possa dilagare. Maestro Meli, lei ha presentato al cda un progetto di sviluppo della Scala. Quali sono i punti principali? Il problema più urgente da risolvere è trovare un grande direttore artistico. Al cda ho presentato le linee guida che riguardano non solo il progetto artistico ma anche la gestione: penso che sia indispensabile lavorare anche su organizzazione, rapporti internazionali, nuovo pubblico. Accademia, Ansaldo, Arcimboldi e nuove risorse. Quali le indicazioni per l'estero? La Scala è l'unica grande istituzione musicale a non aver sviluppato negli anni durature alleanze internazionali. Penso ad alleanze strategiche, non solo coproduzioni, con New York, Londra, Vienna, Parigi, Madrid. E per ampliare il pubblico? Ci vuole un progetto organico di sviluppo anche sul territorio. La Scala deve essere vissuta come un teatro "proprio" da tutta una macroregione che è trainante come poche nello sviluppo europeo. Ci vuole anche un progetto collegato con i circuiti scolastici. Il futuro dell'Accademia come lo vede? Penso che debba fare un passo avanti e diventare sede di master per talenti da inserire nel mondo del lavoro. Poi si potrebbe pensare ad aprire sedi distaccate, autofinanziate, in America, Oceania e Asia, per stimolare anche nuovi sponsor o finanziatori del Teatro. In effetti il problema delle risorse finanziarie non è di poco conto. Ancora una volta è soprattutto la dimensione internazionale che può offrire grandi opportunità. Senza dimenticare che bisogna recuperare il terreno perso negli ultimi anni nei rapporti con lo Stato e gli enti pubblici. In questo momento però la situazione è molto deteriorata e non sembra facile avviare un serio programma di rilancio. Certo, ci vuole una condivisione del progetto, l'entusiasmo dei lavoratori è indispensabile. Ma è nell'interesse della Scala che cresca la qualità e anche la produttività. Non ci vuole uno che licenzi o riduca lo stipendio, ma che faccia lavorare tutti meglio. Gli abbonati in questa stagione sono aumentati del 50: ora bisogna aumentare il numero di recite per giustificare l'enorme investimento fatto per rinnovare il Piermarini. Che spiegazione dà di quello che è successo negli ultimi mesi? Mi chiedo: siamo sicuri che tutto sia andato così come è stato raccontato? Che tutti siano in buona fede? Io non credo. Le dimissioni del maestro Muti sono un danno vero. Da anni c'erano divergenze tra direttore musicale e sovrintendente, ma quest'ultimo per legge in teatro è sovrano assoluto. È lui che deve invitare i grandi direttori d'orchestra, e se non va d'accordo con il direttore musicale o lo licenzia (e può farlo, anche se ci voleva coraggio nel caso di Muti) oppure va dal consiglio di amministrazione e dice: "Così non va". Quindi Carlo Fontana sarebbe responsabile di non aver affrontato il problema dei contrasti con Muti? Fontana è una persona intelligente e molto abile. Ma in questa storia io non l'ho capito. Come sovrintendente aveva tutti i poteri per agire. All'estero cosa sarebbe successo? In tutti i teatri, due anni prima della scadenza del mandato di un sovrintendente il cda designa il successore, che ha un suo ufficio in teatro e inizia a mettere a punto la programmazione. Poi quello in scadenza saluta, ringrazia e se ne va. Ci sono rischi per la stagione in corso e per le prossime? Questa è già un po' compromessa: ancora non sappiamo chi dirigerà l'Otello. Quanto alla prossima, che celebra l'anno mozartiano, senza il maestro Muti non sarà più la stessa di prima. Che idea si è fatto della vicenda? Penso che tutta la storia sia stata funzionale a qualcosa d'altro, non al sano funzionamento del Teatro.
Meli: ora al Teatro servono alleanze
Il sovrintendente Mauro Meli ha espresso preoccupazioni per la Scala, considerandola in una situazione di crisi. Ha presentato un progetto di sviluppo del teatro, che include la ricerca di un grande direttore artistico, la gestione e la promozione del teatro, nonché la creazione di alleanze internazionali. Meli ha anche espresso la necessità di un progetto di sviluppo sul territorio e di un aumento del pubblico. Ha anche parlato della necessità di recuperare il terreno perso nei rapporti con lo Stato e gli enti pubblici. Il sovrintendente ha anche espresso la sua preoccupazione per la situazione attuale del Teatro, considerandola in una situazione di "anarchia interna".
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