IL PAESAGGIO è all'attenzione dei media. Attenzione, ahimè, il più delle volte direttamente proporzionale al carattere dell'evento, più o meno glamour, che ad esso si richiama. Più difficile da comunicare è invece il lavoro strutturale e sistematico, di interpretazione e disciplina del paesaggio, affidato dal Codice ai Piani paesaggistici regionali. La Regione Toscana, in due anni e mezzo, ha concluso la redazione del proprio Piano paesaggistico, in copianificazione con il Ministero competente, e dopo la recente approvazione in giunta l'ha trasmesso al Consiglio per gli adempimenti di competenza. Si tratta di un lavoro poderoso, che riguarda non soltanto la cosiddetta 'vestizione' dei diversi Beni paesaggistici sui quali già insistono vincoli apposti dallo Stato, bensì l'intero territorio regionale, secondo quanto previsto sia dalla Convenzione europea del paesaggio che dal Codice nazionale. Il piano non tratta dunque i soli paesaggi eccellenti e la loro conservazione, ma anche i paesaggi delle periferie, delle zone industriali, delle aree interne in abbandono, delle colline coltivate e delle piane urbanizzate, con la finalità di definire le regole utili a migliorarne la qualità anche paesaggistica. Queste regole riguardano le relazioni e le interdipendenze fra quattro invarianti strutturali del buon governo del territorio: gli equilibri idrogeomorfologici, la continuità e la qualità della rete ecologica, le specificità del sistema insediativo policentrico, la qualità dei paesaggi agrosilvopastorali.