QUELL'AGGIUDICAZIO-NE lampo con un ribasso importante. Ma soprattutto i 13 milioni di euro spesi in più rispetto alle previsioni, comunicate a consuntivo dal commissario per la ricostruzione, Angelo Balducci. Parte da qui il lavoro della guardia di finanza e dei carabinieri del Ros di Roma che stanno indagando sull'appalto per la ricostruzione del Petruzzelli di Roma. Secondo i pm Ilaria Calò e Roberto Felici la gara fu pilotata da Balducci che «assegnava o faceva assegnare i lavori, con procedura ristretta, alla Sac in Ati con la Conscoop». Come corrispettivo avrebbe ottenuto dalla Sac «ripetuti finanziamenti per produrre opere cinematografiche nelle quali inserire il figlio Lorenzo Balducci». Le attenzioni degli investigatori si stanno concentrando su due punti. Il primo è la fase si aggiudicazione: la commissione aggiudicò infatti l'appalto alle due ditte per 23 milioni e 370mila euro, un ribasso molto importante che infatti spinse le altre aziende partecipanti a presentare ricorso, però respinto. Evidentemente però avevano ragione. L'importo offerto dalle due imprese vincitrici era troppo basso per terminare i lavori di ricostruzione. Tanto che, come risulta alle indagini, il 14 giugno del 2008 Balducci inviò una riservata al ministro Sandro Bondi: «Occorre reperire l'importo complessivo di 13 milioni di euro» scriveva il commissario al Governo. Che era successo? Improvvise spese extra, per un totale uguale a più del cinquanta per cento in più rispetto alla cifra iniziale. «A un anno dall'avvio dei lavori e a sei mesi dalla loro conclusione - scriveva Balducci - è emersa completamente la complessità che caratterizza un intervento come quello in atto», una complessità che rendeva indispensabili «numerosi aggiustamenti e armonizzazioni » che potessero rendere il Petruzzelli «totalmente funzionale a uno scopo, e cioè a una attività come quella teatrale». Rispetto a quanto previsto servivano 3,3 milioni in più per l'adeguamento sismico, un milione in più per l'"apparato decorativo" («è necessario realizzare fogli oro invece di oro sintetico come richiesto dalla Soprintendenza »); 480mila euro in più per gli impianti elettrici; 440mila in più per ringhiere, controsoffitti e intonaci; 410mila euro per via di alcune infiltrazioni dalla cupola; 200mila euro per le varianti al palcoscenico, 200mila ancora «qualità delle pavimentazioni dei locali di servizi», e altrettanti in più per la "prevenzione incendi". Ma perché se ne erano accorti soltanto in quel momento? «Soluzioni migliorative» dice Balducci a Bondi, venute fuori anche dopo «approfondimenti conoscitivi» per «parti del teatro prima inaccessibili». Ma esiste anche il caso arredi che dovevano costare due milioni, poi 4,6 e infine sono venuti a costare quasi sei con la scelta delle poltrone Frau. Mentre si è scoperto sempre all'ultimo momento della necessità di ulteriori 3,4 milioni per «somme a disposizione per attrezzature allora non totalmente finanziate». Insomma, un'infinita lista della spesa che lo Stato ha pagato sull'unghia alle aziende, altrimenti il teatro rischiava di non aprire. Ma che ora la Procura vuole capire se realmente erano frutto di imprevisti, o meglio di «approfondimenti conoscitivi» o se invece facevano parte di un accordo già predefinito al principio di questa storia quando la Sac presentava un'offerta molto più bassa rispetto al bando e la commissione gliela affidava senza battere ciglio. Giuliano Foschini