A Roma esiste un'associazione che ha profondamente a cuore il Tevere e i suoi argini, tra Ponte Sisto e Ponte Mazzini, che lavora affinché questo spazio del centro storico conquisti il valore che merita tra i cittadini. Parliamo di Tevereterno, il cui ultimo progetto vede protagonista l'artista sudafricano William Kentridge. A Roma esiste un'associazione che ha profondamente a cuore il Tevere e i suoi argini, tra Ponte Sisto e Ponte Mazzini, che lavora affinché questo spazio del centro storico conquisti il valore che merita tra i cittadini. Parliamo di Tevereterno, realtà ormai da dieci anni attiva nella Capitale, impegnata a valorizzare lo spazio pubblico attraverso l'arte contemporanea. L'ultimo progetto cui sta lavorando vede protagonista niente poco di meno che l'artista sudafricano William Kentridge. Abbiamo incontrato Tom Rankin e Valeria Sassanelli di Tevereterno, che hanno così risposto alle nostre domande. Tevereterno è una realtà molto attiva nel tessuto artistico romano. Come nasce e con quali intenti? Tom La nostra associazione esiste da circa 10 anni, nata nel 2004, ed è stata fondata dall'artista newyorkese Kristin Jones che era a Roma, all'accademia americana. La sua ricerca artistica puntava sul Tevere e sugli argini tra Ponte Sisto e Ponte Mazzini. Lei, insieme ad amici, architetti e romani, divenuti poi soci fondatori, come Luca Zevi, Carlo Gasparrini, Rosario Pavia, ha creato l'associazione. La mission è quella di affermare un legame forte tra l'arte pubblica e il fiume, valorizzando uno spazio fluviale che all'epoca e tuttora è abbastanza degradato. L'associazione ha visto la situazione quasi periferica di un luogo invece molto centrale. Tevereterno nasce così dall'interesse verso l'arte pubblica e uno spazio pubblico. Avete firmato molti progetti artistici di rilievo, come quello di Jenny Holzer nel 2007 o Waterfire nel 2010, solo per citarne alcuni. Ora state lavorando ad un grande murales che vede protagonista l'artista di fama internazionale William Kentridge. Di cosa si tratta? Tom Tutti gli eventi organizzati da Tevereterno sono stati temporanei, con grande risonanza culturale, ma con un impatto abbastanza limitato, come le proiezioni di Holzer, gli appuntamenti serali con musica di artisti italiani e internazionali: sono tutti eventi provvisori. Anche l'intervento di Kentridge è transitorio e durerà due stagioni: nel 2014 sarà creato il fregio articolato in 500 metri dal lato destro del fiume, attraverso una tecnica di pulizia selettiva, che dal momento in cui viene completato è già destinato a sparire; l'inaugurazione dell'opera sarà accompagnata da un evento musicale con il compositore Phillip Miller e l'autore stesso dell'opera. Nel 2015 si terranno invece le proiezioni sopra le mura dove è stata realizzata l'opera. Lo scopo di questa opera site-specific non è quello di far emergere Kentridge (che non ne ha bisogno!), ma quello di sottolineare l'importanza del Tevere: il contenuto dell'opera è basato su una ricerca dell'iconografia romana di tutte le epoche, una processione che ripercorre eventi fasti e funesti della città, in ordine non cronologico e non didattico. C'è una squadra di studiosi accanto a Kentridge che stanno facendo operazioni di ricerca in archivi e musei, come fece Kristin Jones con l'opera "Trilogia" e le lupe, eseguito insieme al direttore dei Musei Capitolini, ora soprintendente della cultura di Roma. Proprio questo ultimo lavoro ha purtroppo destato perplessità di chi lavora alla tutela dei beni culturali di Roma. Cosa vi imputano? Come rispondete a tali accuse? Valeria - E' solo di recente che siamo venuti a conoscenza di un certo contrasto da parte della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio che, nel perseguire giustamente la tutela degli spazi e degli edifici della città storica, esprime tuttavia una posizione di diffidenza culturale rispetto ad interventi di arte contemporanea in tali contesti. In questo senso ci troviamo nel cuore di un dibattito culturale che da sempre esiste in Italia, oggi forse più radicalizzato che nel passato: se la salvaguardia dei monumenti storici debba passare per il loro isolamento e mancato utilizzo, o al contrario, come pensiamo noi, per il loro uso e coinvolgimento nella vita cittadina contemporanea, ferme restando le istanze della conservazione. In questo caso c'è da considerare che i muraglioni del Tevere nascono come opera per il contenimento idraulico che, sebbene abbia un valore storico, ha una prevalente funzione tecnica ed è sottoposta ad una continua aggressione ambientale da parte dell'acqua e dell'ambiente umido. Tom - Cerchiamo sempre di assicurare una condivisione dei nostri intenti da parte di tutte le autorità presso cui anche stavolta cerchiamo un dialogo, per spiegare bene quali siano le nostre intenzioni e ottenere tutti i permessi necessari. Si tratta del resto di un intervento provvisorio e totalmente reversibile di pulizia. Sappiamo che i monumenti di Roma vengono sottoposti a ripulitura, perciò si tratta proprio, come diceva Valeria, di un obiezione culturale e non tecnica. Valeria - La pulizia selettiva della patina biologica, la tecnica con cui dovrebbe essere realizzata l'opera di Kentridge, è infatti totalmente reversibile e non intacca la patina del tempo accumulata sul travertino. Nell'ambito fluviale le muffe si riappropriano della pietra in modo estremamente rapido. Tom - Quando anche sparirà l'opera, speriamo comunque che la percezione dell'importanza del Tevere permanga tra il pubblico. Pecche e virtù del fervore artistico della Capitale? Dove si annida? Tom - Noi siamo architetti e dunque facciamo parte di un altro campo, tuttavia, lavorando su questo progetto possiamo fare delle osservazioni. Per conto mio MAXXI e MACRO sono realtà "parentetiche", che costituiscono un cerchio attorno al centro. Ci sono poi istituzioni che si sviluppano più dal basso, come i centri sociali, che sono concentrati nelle periferie, e rimane dunque il vuoto del centro storico, privo di arte contemporanea. Noi siamo interessati sia alla partecipazione dal basso, sia ai rapporti con istituzioni, che riteniamo di pari importanza. Valeria - Abbiamo sempre lavorato in rapporto sinergico con le istituzioni e le amministrazioni preposte alla programmazione e alla tutela di questo luogo, con l'obiettivo di trasformare Piazza Tevere in uno spazio istituzionalmente dedicato ad eventi di arte contemporanea di tipo temporaneo. La programmazione culturale e artistica di Tevereterno contribuisce, al fianco delle iniziative istituzionali, a rinnovare il valore di questo straordinario luogo che non ha bisogno di essere creato: è sotto gli occhi di tutti ma va visto con occhi diversi. Crediamo nella condivisione e nel confronto tra idee e culture e Roma da sempre si pone come fervido laboratorio che attrae e suscita stimoli culturali da tutto il mondo. Tom - Ricordiamo spesso il modello dell'high line di New York. Anche lì c'è stato un movimento dal basso, che lavorando con le istituzioni, ha salvato uno spazio dimenticato al centro della città. Fondamentale è stata la partecipazione, la manutenzione e la programmazione continua. Valeria - La sorte di questa ferrovia dismessa è dipesa certamente dalla forte azione dei cittadini che per primi si sono attivati, ma anche dalla collaborazione dell'amministrazione che ha sposato il punto di vista dei newyorkesi e ha compreso il valore di quel luogo. L'impegno istituzionale è stato perciò fondamentale quanto quello civile. Quali saranno le vostre prossime mosse? Dopo il coinvolgimento di un nome come Kentridge, cosa possiamo attenderci? Valeria - Tevereterno lavora su una programmazione ricca e articolata che prevede non solo il contributo di artisti di rilievo nel panorama internazionale, come William Kentridge, ma anche il coinvolgimento di giovani artisti e architetti attraverso la partecipazione a concorsi per realizzare opere temporanee a Piazza Tevere, possibilmente di concerto con il MAXXI sul modello di YAP e con le altre istituzioni culturali romane. Ci piace immaginare che questo spazio sia dotato di una specifica illuminazione e acustica permanente e ci stiamo lavorando affinché sia vivo non solo un mese all'anno o una serata, ma tutti i giorni, con l'alternanza di eventi di forte impatto culturale e momenti della vita quotidiana dei romani. Perché torni a dialogare con i cittadini, il Tevere ha bisogno di essere presidiato, pulito, illuminato e gestito in modo costante. Tom - Ci piace pensare di organizzare attività multidisciplinari, con artisti, creativi, ma anche musicisti, locali e internazionali.