Soprintendenti e dirigenti si sollevano contro il progetto di riforma del ministero dei Beni culturali del ministro Bray, e la Toscana è in prima fila. Tra gli oltre cento che lo scorso aprile anno dato vita al blog che anima la protesta, dal titolo «Conferenza dei dirigenti Mibac», il primo in ordine alfabetico è Cristina Acidini, seguita da molti altri, come Marco Ciatti, soprintendente dell'Opifico delle Pietre Dure o Paola Grifoni, ex soprintendente fiorentina (ora a Bologna), dal soprintendente di Pisa, Livorno, Massa Carrara e Lucca, Giuseppe Stolfi, da quello di Siena e Grosseto, Emanuele Carpani, dal soprintendente per i Beni archeologi della Toscana, Andrea Pessina. Venerdì la Conferenza ha chiesto al ministro Bray di sospendere l'iter di approvazione del progetto. «La bozza di riforma del Mibac proposta in questi giorni non sembra rispondere adeguatamente a quelle esigenze di semplificazione ed efficacia nella tutela dei beni culturali del Paese avvertite da più parti, e ne rileva la fragilità come strumento per un effettivo rilancio del patrimonio culturale italiano dicono i ribelli Chiediamo pertanto la sospensione dell'iter di approvazione e l'apertura di un confronto tecnico». «Per adesso non abbiamo ottenuto nessuna risposta, come non l'abbiamo avuta al nostro documento che protestava contro la nomina di un dirigente esterno a Pompei... sottolinea Grifoni Le adesioni al blog stanno aumentando, siamo ormai più di cento e chiediamo che la riforma sia fermata perché la criticità non è in uno o in due due punti, ma nell'impianto complessivo, nel tentativo di cambiare il ministero. Certo che i tempi sono cambiati rispetto a 40 anni fa, quando il ministero fu istituito da Giovanni Spadolini, ma questo progetto non ci convince». Perché? «Ad esempio dando autonomia ad alcuni musei, tipo gli Uffizi, si staccano dal rapporto storico con il territorio e le soprintendenze e si dà meno peso agli altri, ai musei minori, come accadrebbe anche a Firenze se dal Polo museale fossero tolta la Galleria. In generale questa riforma pare sposare al filosofia di fare del ministero uno strumento mezzo tecnico-scientifico e mezzo azienda, di spettacolarizzare e "valorizzare" i grandi musei, mentre tutela, restauro, archeologia, sono a rischio». «La nostra non è una polemica politica spiega Ciatti, soprintendente dell'Opificio Chiediamo che ci lavora nel settore da trent'anni, sia coinvolto nel confronto, con lo spirito costruttivo che ci anima. Dato che la riforma riguarda l'organizzazione e la struttura degli uffici vorremmo che noi tecnici venissimo consultati». Il progetto si basa sulla relazione della commissione, appositamente costituita, consegnata a Bray a novembre, un testo dove si parla di digitalizzazione, ma anche dell'accorpamento delle direzioni regionali, di maggiore efficienza nei rapporti tra direzioni centrali, direzioni regionali e uffici decentrati. «La direzione della Toscana non sarà accorpata conclude Grifoni lo saranno ad esempio Umbria e Marche. A chi ci accusa di essere conservatori dico che non è vero: siamo consapevoli che i tempi sono cambiati, che serve un equilibrio tra le diverse esigenze, che i problemi dell'uso delle piazze o dei dehors riguardano tutti e tutta Italia, ma serve rispetto dei ruoli. Invece alle soprintendenze, lo sapete bene a Firenze con le parole del sindaco Renzi, è stata tolta autorevolezza. E si è creata solo confusione».