Forse è per un miracolo di santa Rosalia che nel crollo di un palazzo già diroccato l'altra notte, nel cuore malato di Palermo, alla Vucciria, nel mercato immortalato da Guttuso, si sia solo sfiorata la tragedia, senza lutti. E forse è solo perché il destino o la santuzza hanno voluto che tutto accadesse di martedì. Perché nel fine settimana, sotto quell'ala abbattutasi schiacciando un furgone, ci sarebbero stati tremila ragazzi a bere birra e ascoltare musica con tanto fumo, eletto com'è stato negli ultimi anni questo bistrattato gioiello urbanistico a rifugio della movida di tanti giovani pronti così a riappropriarsi comunque di un bene prezioso. Gli stessi giovani ieri sera sfrattati da piazza Garraffello e dalle stradine intorno perché il Comune ha eretto dei muri. E un altro pezzo di Palermo si ingessa mentre si allontana il recupero sul quale si chiacchiera da decenni e si trasforma in una landa desolata il mercato dove un tempo echeggiavano le voci dei bottegai fra casse di frutta, banchi di pesce, carne, spezie esposte all'ombra di palazzi nobiliari adesso ridotti a macerie. Come quello definitivamente crollato in piazza Garrafello con disappunto del Comune che picchia duro contro i privati incapaci di mettere gli edifici in sicurezza, dimenticando però che proprio quel palazzotto apparteneva per una parte allo stesso Comune. Paradosso ammesso dai tecnici comunali che una mappa del rischio l'hanno appena pubblicata scoprendo di operare in una città da puntellare avendo censito nei quattro «mandamenti» del centro storico 1.300 edifici in cui occorrono interventi rapidi, a volte urgentissimi. Un quadro desolante che diventa emergenza in un caso su cinque. Perché quelli decisamente «pericolanti» sarebbero infatti 329 e un vero e proprio allarme rosso sarebbe già scattato per 228. Schiere di edifici simili a malati terminali per i quali il Comune, come «pronto soccorso», avrebbe in cassa appena 500 mila euro, fondi insufficienti per un miracolo del Comune che non interviene manco nei suoi palazzi.