Gianni Fabbri Docente Iuav L'Arsenale aspetta da troppo tempo di ri-acquistare un «ruolo urbano» che vada oltre l'occasionalità e la frammentazione dei suoi attuali utilizzi e che ridia continuità temporale al suo rapporto con la città. Mezzo secolo di «lottizzazioni funzionali lo hanno riempito di usi eterogenei, con la stessa logica che si usa nel recupero delle «aree» dismesse delle periferie urbane. La Marina Militare si è attestata prevalentemente lungo il canale delle Galeazze (riservandosi anche grandi spazi ed edifici che risultano inutilizzati e fatiscenti). La Biennale - in funzione solo sei mesi all'anno - ha via via conquistato quasi tutta l'area est, con funzioni espositive e per lo spettacolo. Il Consorzio Venezia Nuova ha avuto gioco facile ad avere assegnata un'ampia porzione del Novissimo a fronte di proposte di utilizzo alternative assenti o prive di forza persuasiva Ma questo complesso monumentale, unico al mondo per qualità e dimensione, non è riducibile a un grande e imbarazzante «contenitore», a un insieme eterogeneo di aree e di edifici. Esso è prima di tutto la «porta da mar» della città lagunare e, nella sua essenza, luogo di relazioni tra il costruito e l'acqua. Da qui bisogna ripartire. In tempi ormai molto lontani (i primi anni '80) si discusse molto sulla possibilità di realizzare nella «Marina Grande» e nei suoi edifici perimetrali una darsena e una cantieristica per barche da diporto. Un'ipotesi che venne accantonata sull'onda di ideologiche obiezioni «di sinistra»: quell'utilizzo, si disse, avrebbe comportato la «privatizzazione» e, di conseguenza, la chiusura del complesso alla città. Sappiamo com'è andata a finire. Ma se consideriamo l'Arsenale come «porta da mar» e come complesso monumentale fatto di costruzioni e di acqua, non sarebbe forse la cosa più naturale farlo diventare il luogo di accesso alla città per tutto quell'intenso traffico acqueo di piccola dimensione, connesso ai flussi turistici dalle spiagge del litorale e agli arrivi occasionali a Venezia di piccoli yachts e barche a vela? Mentre oggi questi flussi turistici gravitano prevalentemente su Riva degli Schiavoni in totale assenza di servizi - un'accoglienza della città a questo turismo veramente degradante - all'Arsenale sarebbe possibile organizzare un approdo adeguato - bar, servizi igienici, luoghi di sosta e di ristoro, ecc. - e, magari, un apparato informativo che renda meno improvvisato e «barbaro» il tour dei turisti per Venezia. E se finalmente ci si decidesse di fermare fuori dalla laguna, alla bocca di porto del Lido, le navi crocieristiche di dimensioni incompatibili, non sarebbe questo il luogo ideale per organizzare una nuova sezione di Stazione Marittima a ciò dedicata? E non sarebbe una scelta lungimirante in previsione dei (preoccupanti) flussi turistici aggiuntivi del 2015 legati all'Expo di Milano? Queste presenze nell'Arsenale possono poi trainare altre presenze: le attività di artigianato, di manutenzione e rimessaggio, secondo la più antica tradizione di un complesso che ha sempre vissuto di una propria specialissima tradizione anfibia. Quando gli spazi acquei dell'Arsenale vengono «abitati» dalle barche (vedi la Coppa America!) se ne esaltano la funzionalità e la bellezza. Quale straordinaria possibilità per coniugare uso turistico e recupero di un eccezionale bene storico-architettonico! Dalla bocca di porto di Lido l'accessibilità all'Arsenale è immediata, senza interferenze con gli spazi acquei più urbani, tantomeno con l'invaso del Bacino di San Marco. Ciò significherebbe anche una possibile drastica riduzione del traffico acqueo e del moto ondoso nell'ambito più delicato della città. A nord delle Corderie un insieme di grandi capannoni prospicienti il bacino e un'ampia riva di proprietà del Comune: vuoto, abbandonato, facilmente accessibile dall'esterno. Una superficie di quasi 20.000 mq, di cui ben 15.000 coperti con edifici alti 15 m. Una straordinaria possibilità in atto. Qui, con un oculato intervento di restauro, si potrebbe dare, ai crocieristi delle grandi navi e ai turisti giornalieri, la necessaria accoglienza e, contemporaneamente, l'occasione di entrare in un luogo magico e unico al mondo, una vera e propria presentazione della storia e delle bellezze di Venezia. Di qui, poi, l'accesso alla-dalla città può avvenire a piedi in modo semplice e diretto; tradizionali mezzi di trasporto possono collegare, sul lato nord e sul lato sud della laguna, con le altre parti della città e l'aeroporto. Si potrebbero così rendere «amichevoli» e civili i flussi turistici per acqua e allo stesso tempo riscattare e ridare un «ruolo urbano» all'Arsenale.
Venezia. Un nuovo modello per l'Arsenale, Porta da Mar dei flussi turistici
L'Arsenale di Venezia è un complesso monumentale che ha subito una serie di lottizzazioni funzionali nel corso degli anni. La Marina Militare si è attestata lungo il canale delle Galeazze, la Biennale ha conquistato l'area est e il Consorzio Venezia Nuova ha avuto un ruolo importante nella gestione del Novissimo. Tuttavia, l'Arsenale non è solo un contenitore eterogeneo di aree e edifici, ma è anche una porta da mar della città lagunare e un luogo di relazioni tra il costruito e l'acqua.
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