La recente occupazione di alcuni spazi della ex caserma Rossani, che segue quella di villa Roth a Bari, oltre alla cosiddetta «questione giovanile», eterna ed immutabile nel tempo, pone di fronte agli occhi di tutti una realtà da cui le amministrazioni scappano sistematicamente. Quella dell'abbandono di beni della collettività, lasciati a marcire e a degradarsi senza che nessun intervento pubblico provi nemmeno ad invertirne la rotta. Come sempre l'immediatezza delle azioni dei giovani ha il pregio di semplificare tutto, costringere le autorità e l'insieme dei cittadini a riflettere sullo stato delle cose. Chi capita anche per caso in quegli spazi rimane a bocca aperta. Si tratta di luoghi ancora belli, nonostante il degrado e la primigenia destinazione d'uso, una caserma. Un luogo deputato alle armi che si rivela di struggente bellezza, oltre che di indecoroso abbandono. Come la bellissima villa liberty «liberata» dai ragazzi che l'avevano restituita alla vita ed ora malinconicamente murata. Spazi così grandi, quelli della Rossani, da consentire di ipotizzare interventi di diversa natura e portata economica, di trasformare quello spazio nel cuore della città in luogo della modernità e del vivere sociale ai tempi della globalizzazione. Uno spazio così, a Parigi o a Berlino, sarebbe da anni biblioteca centro multimediale sala concerti o chissà cos'altro. Da noi, l'abbandono osceno e perfino pericoloso. Qui ragazzi stanno ripulendo una zona violata dall'incuria dei cittadini in sintonia con quella istituzionale, capace solo di approdare, in vent'anni, all'allestimento di un parcheggio per il quale non è stato necessario nessun intervento, è bastata una sbarra ed un gabbiotto di vigilanza. Dove sono il pensare in grande, le ambizioni e le progettualità di una città che ambiva niente di meno che ad essere capitale europea della cultura? Le istituzioni, Provincia Comune Regione ugualmente responsabili, non fosse altro per il continuo rimpallo di responsabilità fra di loro, brillano per assenza ed asfissia da ipo progettualità. La città dei ruderi. Un Margherita che ormai più che uno spazio è un paradigma, quello dell'incapacità di fare cultura, nonostante le mostre che ogni tanto, con la loro bellezza, fanno graffiare ancora di più la visione delle condizioni del rudere sulla pelle fella città,, gridano vendetta al cielo. Il Kursaal che è evidentemente destinato a seguire le stesse orme, per altro su piazze dai lavori eterni ed incompiuti. La vicenda grottesca dell'auditorium poi, con le sue decine di inaugurazioni, è ormai materia d comiche, tristi e in bianco e nero. Anche su questo sarebbe interessante sentire i pareri dei candidati sindaci, ma temiamo che oltre alle considerazioni in «latino rum» su competenze, conflitti di ruolo, demanio, ministeri, permessi ed autorizzazioni non troveremmo altro. Intanto un gruppo di ragazzi rivela e grida a tutti che il re è nudo, il potere amministrativo delle nostre città è incapace di realizzare interventi che nei paesi d'Europa sono la banale, semplice, scontata quotidianità. C'è da sperare che accada qualcosa, che a quei ragazzi con le scope e le zappe si affianchi un qualche potere che dimostri l'utilità del proprio esistere. Quella degli spazi sta diventando una questione generazionale,ormai. Nel senso che i lavori, i cambiamenti, e incidentalmente le riaperture tipo Petruzzelli si misurano ormai in tempi di generazioni. Per una città smart, svecchiata e agile è a dir poco avvilente.