Sull'edizione romana del quotidiano «Il Corriere della Sera» del 6 febbraio, pag 17, e sul sito internet corrispondente è stato pubblicato l'articolo «De Chirico, la casa-studio non è un bene da tutelare», a firma Lauretta Colonnelli, nel quale è stata rappresentata una realtà falsa e gravemente lesiva dell'immagine della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico. A parte le numerose inesattezze, non corrisponde assolutamente a verità la circostanza riferita nell'articolo secondo cui le opere di Giorgio de Chirico di proprietà della Fondazione «si vanno deteriorando» in quanto «accatastate una sull'altra in appena dieci metri quadrati». Tutte le opere di proprietà della Fondazione, e non esposte presso la casa del museo, sono custodite in un caveau climatizzato di ben sessanta metri quadrati, sottoposto a vigilanza, e si trovano in stato di perfetta conservazione, verificata periodicamente dalla Soprintendenza del Polo Museale di Roma in occasione del rilascio del nulla-osta per lo spostamento temporaneo delle stesse. Quanto poi all'apertura di un museo dedicato a Giorgio de Chirico, la Fondazione è da lungo tempo impegnata nella ricerca di un adeguata sede istituzionale per l'esposizione permanente di opere dell'Artista, realizzabile solo con l'intervento dello Stato o di altri Enti pubblici. Sono, quindi, frutto di un palese travisamento della realtà le affermazioni di Mario Ursino e della suddetta redattrice secondo cui lo stesso Ursino sarebbe l'ispiratore di una tale iniziativa. Senza entrare, in questa sede nel merito dei rapporti e dei successivi contrasti tra la fondazione e Mario Ursino, che ha creato l'Associazione Amici di Giorgio de Chirico senza neppure avvisare la scrivente Fondazione, mi limito a segnalare che, solo dopo che l'Ursino ha lasciato per limiti d'età l'incarico di vicedirettore, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna ha finalmente dedicato una sala alle opere di Giorgio de Chirico, donate dalla vedova del Maestro nel 1987. Con i migliori saluti Prof. Paolo Picozza Presidente della Fondazione Isa e Giorgio de Chirico Prendiamo atto che la Fondazione ha provveduto meritoriamente a conservare le opere in uno spazio più ampio e adeguato, in situazione, quindi, del tutto diversa da quella che veniva descritta nella relazione, inviata il 29 gennaio 2009 da Anna Barbara Cisternino, all'epoca direttore dei laboratori di restauro della Galleria nazionale d'arte moderna: «Le opere si trovano per la maggior parte in cattive condizioni di conservazione (...) presentano molte deformazioni dovute a spinte localizzate, causate probabilmente dall'accatastamento sbagliato l'una sull'altra». E da quella che emergeva dalla relazione, inviata il 9 febbraio 2009 a Maria Vittoria Marini Clarelli, soprintendente della Gnam, da Ursino: «lo spazio per le centinaia di opere conservate nel caveau è davvero minimo (10 mq circa)». (Lauretta Colonnelli )