Nonostante le promesse è in balia di sporcizia e devastazioni. Opere d'arte purtroppo alla mercé di vandali teppisti che le danneggiano o le deturpano con vernici spray CON LA prossima realizzazione sull'area delle ex caserme a Via Guido Reni del MAXXI, il Museo delle Arti del XXI secolo, su progetto di una delle figure più prestigiose dell'architettura contemporanea, l'irachena (singolare coincidenza) di nascita e di formazione inglese Zana Hadid, vincitrice dell'apposito concorso internazionale, Roma si avvia a dotarsi di una nuova struttura museale ed espositiva, oltretutto indirizzata ad un campo dove, finora sancita la storicizzazione della Galleria Nazionale d'Arte Moderna esiste soltanto la Galleria Comunale d'Arte Moderna, con la sua proiezione sul contemporaneo costituiti dal MACRO (il Museo d'Arte Contemporanea di Roma), peraltro ancora in via di ristrutturazione. È sufficiente riflettere al collocamento topografico del MAXXI per rendersi subito conto di come esso venga a costituire il fulcro di un nuovo e complesso sistema museale, che inizia idealmente con la Galleria Nazionale d'Arte Moderna, del resto circondata da molte delle Accademie artistiche e culturali attivate da paesi esteri a Roma (Austria, Inghilterra,Belgio, Olanda, Giappone,Egitto, Danimarca, Romania)e dal non lontano Museo Andersen, per proseguire alla grande con il Museo Nazionale Etrusco da Villa Giulia arricchito dalla recente addizione di Villa Poniatowski, e giungere quindi al nuovo centro di Via Guido Reni. Ma il sistema così delineato, a volerlo arrestare a questo segmento, resterebbe fortemente incompleto: perché esso si protende spontaneamente al di là del Tevere, attraverso il Ponte Duca Filiberto d'Aosta, opera di Vincenzo Fasolo e esso stesso pregevole testimonianza architettonica, fino a comprendere uno dei più significativi complessi architettonici dell'Italia e forse dell'Europa degli anni Trenta, che è il Foro Italico. Ora è vero che il Foro fu ideato come una «cittadella dello sport», ruolo che ha d'altronde sempre assolto e continua tuttora ad assolvere, ma è anche vero che lo specifico pregio artistico ne indirizza la vocazione, in tutto o in parte, verso l'ambito dei beni culturali e, propriamente, del museo. Basti pensare allo Stadio dei Marmi, straordinaria raccolta all'aperto di scultura italiana del '900; essendo i candidi colossi di marmo opere, tra gli altri artisti, di Eugenio Baroni e Francesco Messina, Ercole Drei e Attilio Selva, Publio Morbiducci e Libero Andreotti, Silvio Canevari e Nicola D'Antino. Per non dire dell'imponente piazzale, tra l'obelisco e la Fontana della Sfera,pavimentato con mosaici ideati da un grande artista come Gino Severini. Proprio per questo è motivo di desolazione spirituale e di indignazione civile constatate lo stato di degrado e l' assenza di vigilanza in cui vengono tenute queste ragguardevoli testimonianza dell'arte italiana del XX secolo. Lastre lapidee infrante, paramentianneriti dalle alghe, campo libero ai graffitari, le cui scrittesi potranno anche rimuovere ma a prezzo della corrosione del marmo, fontanine prosciugate e rifiuti dovunque. Consigliamo a chi di dovere una visita al pulvinare dello Stadio dei Marmi, ridotto a pattumiera e latrina, con persino i due gruppi bronzei di Araldo Bellini umiliati a libero supporto per scritte oscene col pennarello. Per non parlare dei mosaici impunemente devastati da orde di pattinatori e di scatenati virtuosi di skateboard che, ancor più rovinosi dei primi, scheggiano liberamente lastre e blocchi di marmo. Tuttavia il destino più amaro è quello riservato ad un autentico capolavoro dell'architettura italiana del '900, la Casa delle Armi di Luigi Moretti, tra l'altro l'edificio del complesso di più spontanea vocazione museale. Trasformata brutalmente, all'inizio degli anni '80, in aula bunker per il Processo Moro, e ultimamente dismessa anche da tale destinazione giudiziaria, la Casa delle Armi reclama di essere restaurata e riportata alle sue linee originarie. Tra l'altro, nel 1990, a seguito dell'indignazione suscitata dal vergognoso stravolgimento dello Stadio Olimpico, Coni e Mini-stero di Grazia e Giustizia pro-misero come imminente il restauro dell'edifìcio e la sua trasformazione in Museo del-lo Sport. Non se ne fece nulla. In anni più recenti, anche il Comitato per la Bellezza, pro-mosso da Vittorio Emiliani e dal senatore Manconi - nessuna indulgenza verso il nostalgismo, dunque - patrocinò il restauro e la destinazione a Museo del Costume e della oda: anche in questo caso,niente di fatto. Nessuno vuole guastare le feste, tanto meno quelle celebrate in austerità: ma è opportuno ricordare e non basta l'incarico a Zaha Hadid per restituire a Roma prestigio culturale. Non sarà male guardare un attimo oltre Tevere.