Enrico Amanate Presidente Istituto Nazionale di Urbanistica, sezione Toscana Caro direttore, molto si sta dibattendo sulla riforma della legge urbanistica passata all'attenzione del Consiglio regionale. A me pare che la nuova legge, così come si va articolando, risponda ad istanze ampiamente condivise, ma presenti anche aspetti da chiarire e migliorare. Partiamo da due questioni centrali a cui punta la riforma: l'attenzione dedicata al contrasto del consumo di suolo e il rilancio della pianificazione. Anche per l'Istituto Nazionale di Urbanistica, questi sono principi qualificanti della legge. In un'ottica costruttiva e in vista del lavoro consiliare è tuttavia utile mettere in luce alcuni temi dirimenti che rispondono a quei principi. Una premessa: è sotto gli occhi di tutti che l'ordinamento regionale sul governo del territorio, così come l'abbiamo conosciuto dal 1995, non sia più adeguato. Con la recessione economica, le politiche di pianificazione del territorio non sono allineate alle esigenze e i bisogni delle nostre comunità. Sappiamo che il perdurare della crisi sta travolgendo tutto e non c'è, perciò, altra soluzione che quella di premere sul terreno dell'innovazione di qualità. Bisogna quindi porsi nell'ottica che l'urbanistica deve tutelare e valorizzare l'importante patrimonio della Toscana, ma dare anche un contributo alla ripresa economica. Pensiamo alle vicende di questi giorni, alle condizioni in cui si trovano i nostri martoriati territori. Di chi è la colpa delle tante frane, delle tante alluvioni, delle tante tragedie familiari, che mettono accanto la «Toscana del buon Governo» e altre regioni meno osannate? Si tratta forse di una reiterata maledizione celeste (per chi ci crede) o del destino (per gli altri)? La risposta, a nostro avviso, è da ritrovare in una mancata scelta di campo: quando si trascura un'idea virtuosa di sviluppo, si abbandonano anche i presidi territoriali e le buone azioni che su questi si esercitano. Agendo al contrario, con una vocazione unicamente sviluppista, di nuovo, i presidi territoriali vengono fagocitati. Ecco perché Inu considera che la riforma corra il rischio di essere un'occasione mancata se non rinsalda il connubio «sviluppo sostenibile e ambiente». Se, con essa, non si pone la necessità e l'urgenza di dispositivi innovativi per lavorare sulla «città costruita», con un lavoro più accurato sulle razionalizzazioni e innovazioni (soprattutto affrontando i costi della pianificazione); con l'esigenza di mettere in campo un capitale di politiche formative e di aggiornamento per l'area tecnica. Di tutto questo, e di altre direttive, nella legge non c'è traccia. Un esempio: nonostante le profonde modificazioni proposte, l'istituto della cosiddetta «rigenerazione urbana» non è stato minimamente rivisto. Eppure, a distanza di oltre due anni e mezzo dalla sua introduzione, è evidente che si tratta di una disciplina inefficace (perché farraginosa e costosa, dunque inapplicata). Si sa: riqualificare è complicato, costa molto più della nuova edificazione. Però, in tempo di crisi, bisogna sforzarsi di agire sugli standard, sui dei costi per le bonifichedemolizioni, sull'efficienza energetica, guardando senza tabù il rapporto pubblico-privato. Insomma, è difficile che si possa ottenere il desiderato contrasto al consumo di suolo con norme solamente «ostative», senza introdurre politiche attive per la rigenerazione urbana. Ecco, su tutto ciò la coalizione di maggioranza in Regione, in più occasioni, ha mostrato sensibilità. Allora, procediamo: sarebbe una sconfitta per tutti se l'urbanistica rappresentasse un fardello che rallenta, ingessa, respinge. La proposta di legge, volendo, può essere corretta nei lavori del Consiglio in un arco di tempo breve. Queste modifiche consentiranno di fare della stessa legge una sorta di patto toscano completo, per il contrasto al consumo di suolo e per le politiche di rigenerazione; un insieme di strumenti per il governo del territorio in tempo di crisi, migliorando un testo che, in molti passaggi è, invece, ancora troppo velleitario, burocratico e autoritario. Recentemente Inu Toscana ha presentato un dossier, «8 punti per il cambio di passo», proprio in questo senso: Inu, dunque, è pronta a dare il proprio contributo scientifico e culturale.