PADOVA «L'allarmismo ci pare del tutto ingiustificato: lo stato degli affreschi è straordinariamente perfetto». Dodici anni fa, a cavallo tra il 2001 ed il 2002, sono stati tra gli artefici del grande risanamento del ciclo dipinto da Giotto all'interno della Cappella degli Scrovegni, finanziato con tre miliardi e mezzo di lire dal ministero per i Beni culturali. E ieri, Pinin Brambilla Barcilon, Gianluigi Colalucci, Carlo Giantomassi e Donatella Zari, quattro tra i più autorevoli restauratori italiani, sono tornati in riva al Piovego per verificare le condizioni del loro lavoro. In compagnia del vicesindaco reggente Ivo Rossi, dell'assessore comunale all'Edilizia monumentale, Luisa Boldrin, e del direttore dei Musei civici, Davide Banzato, hanno effettuato una lunga ricognizione. E poi hanno provato a spegnere le polemiche che si trascinano da diversi anni e che, poco più di un mese fa, il premio Nobel Dario Fo aveva invece provveduto a rinfocolare: «Da parte di chi amministra il Comune vedo troppa leggerezza, troppa disattenzione, troppo minimizzare, troppa sottovalutazione del problema - aveva detto l'artista - Insomma, gli stessi comportamenti che precedettero la tragedia del Vajont. E tutti sappiamo bene come allora andarono a finire le cose». «Non può che farci piacere che, nei confronti della Cappella degli Scrovegni che costituisce uno dei monumenti più preziosi che il nostro Paese possiede, ci sia grande attenzione - hanno scandito Barcilon e colleghi - ma prima di lanciare allarmi eccessivi, che ci lasciano quantomeno perplessi, bisognerebbe avere una pur minima conferma di quello che si sostiene». Parole indirizzate non solo a Fo, ma soprattutto a Salvatore Settis e Chiara Frugoni che, insieme ad altri studiosi, hanno a più riprese promosso l'appello «Salviamo Giotto»: «Non mi sembra che un archeologo e una storica abbiano chissà quali titoli per parlare, in maniera competente e professionale, di queste cose - tuona l'assessore Boldrin - sarebbe come se, soffrendo di mal di cuore, ci rivolgessimo ad un ortopedico». E la presenza dell'acqua nella cripta, rappresenta o no un problema? Chiarissima la risposta dei restauratori: «L'acqua e l'eventuale umidità di risalita, che comunque cesserebbe dopo tre metri di altezza, non costituiscono alcun pericolo per la salute degli affreschi. I dipinti di Giotto non mostrano alcuna sbavatura. L'acqua invece, che è presente lì dentro da centinaia di anni, è di fondamentale importanza per la statica dell'edificio. Paradossalmente infatti, se venisse tolta, si potrebbe rompere l'equilibrio. E, magari con l'obiettivo di migliorare le cose, non si farebbe altro che peggiorarle».