Ci risiamo. Con i dettagli che denunciano lo stile. La fondazione Provincia Eventi annuncia che il primo marzo si apre una straordinaria mostra in Palazzo Martinengo, certo la più importante dell'anno per la città, una ambizione scientifica di assoluto pregio, ma, nei particolari organizzativi comunica che l'esposizione avrà gli orari stretti della dimensione provinciale, chiuderà alla cinque del pomeriggio nei giorni feriali e alle sei nei giorni festivi e prefestivi. La mostra è quella ideata da Davide Dotti con un comitato scientifico internazionale che non operava da anni in città. Saranno esposti cento capolavori, quasi tutti da collezioni private, molti inediti, molte scoperte, tante attese, centrati sulle opere di Moretto, Savoldo, Romanino e dintorni. Come dire il meglio dell'identità bresciana in pittura e insieme la ricchezza di un collezionismo, poco censito, che è un naturale prolungamento del patrimonio pubblico. Dunque una forte valenza, uno straordinario lavoro di ricerca del curatore e insieme la voglia di mostrare la «bellezza nascosta» dell'arte che fa di Brescia una meta non trascurabile del «tour» italiano. L'obiettivo intrinseco non è quello di raggiungere i soli utenti bresciani, ma di continuare, con quella mostra, un lavoro di comunicazione, di attrattiva culturale-turistica che fu nelle intenzioni dei grandi eventi d'arte progettati a partire negli anni novanta, proseguiti e discussi con la stagione Goldin e in attesa, oggi, di una qualche tendenza per il futuro. Ma gli orari di apertura da soli dicono di un limite organizzativo che rischia di non avere fiato,né intenzioni per un «marketing» pari ai meriti scientifici. Perché la regola è da molto, molto tempo, universalmente codificata. Il consumo di cultura avviene nel tempo libero. Il tempo libero comincia là dove finisce il tempo di lavoro per la città di tradizione. Chiudere una mostra alle cinque del pomeriggio vuol dire essere indifferenti ai bisogni del visitatore,locale o esterno che sia. E significa non progettare la cultura con i benefici indiretti che ne possono venire alla città a cominciare da quelli turistico-commerciali. E anche a quelli della occupazione. Il prolungamento degli orari postula l'appalto della custodia a giovani cooperative. E infine l'orario ristretto, mostra, in misura simbolica, quanto sia ancora lontanissima l'idea di una città dei servizi che fa vivere il proprio centro storico negli orari favorevoli all'utenza. Si sa che in tutta Europa teatri e concerti cominciano alle sette di sera per lasciare spazio ai servizi di ristorazione e di tempo libero del dopoteatro. E che biblioteche e mostre non chiudono mai prima delle otto, nove di sera per dare alla città i tempi di una vita, supplementare, complementare di identità nuova di cui a Brescia da anni si discute, sprecando troppe occasioni. Sono i dettagli, gli orari di consumo e godimento che cambiano i modelli di vita di una città.