Il cedimento del fabbricato è avvenuto all'altezza del comune di Portici. Bloccati ancora i treni pendolari I solai dell'ala dell'edificio che guarda al porto del Granatello si sbriciolano, complici le abbondanti piogge di questo periodo. Un ampio pezzo della facciata interna e un muro di contenimento cedono rovinosamente e i detriti finiscono sui binari della linea ferroviaria Napoli - Torre Annunziata, bloccando la circolazione dei treni. Tragedia evitata solo perché in quel momento nessun convoglio transitava. Ieri, a Portici, Villa d'Elbouef, una delle più antiche tra le dimore nobiliari del Miglio d'Oro, ha vissuto il suo giorno più amaro. Un crollo, in un certo senso, annunciato. Certo non il primo: ne ha conosciuti molti, caratterizzati dall'incuria, dall'abbandono, dalle mire speculative e dall'incapacità dei pubblici poteri di intervenire per tutelarla. Incendi, saccheggi (tra l'altro sono portate via le balaustre in marmo degli scaloni), vandalismi trasformano, negli anni a noi più vicini, l'edificio in un rudere: mura diroccate, graffiti, infiltrazioni d'acqua. Il destino incerto di una struttura coinvolta in un fallimento. L'asta è bandita nel 2009. Nel 2011 un intervento di messa in sicurezza assolutamente parziale, per circa 20.000 euro, da parte della curatela fallimentare, su istanza dell'amministrazione comunale. Riguarda la parte dell'edificio che guarda verso il mare. A marzo 2013 la villa è venduta per 4 milioni di euro a una cordata di imprenditori. L'amministrazione comunale guidata dal sindaco Nicola Marrone prova ad evitare che la struttura finisca nelle mani dei privati ed annuncia che ha intenzione di esercitare il diritto di prelazione. Non dispone, però, dei 4 milioni indispensabili a rilevare l'immobile. Chiede un mutuo alla cassa Depositi e Prestiti, che glielo nega. Nel frattempo, i privati non effettuano gli interventi indispensabili almeno a mettere in sicurezza la struttura. Trascorrono altri mesi preziosi, fino al crollo di ieri. Epilogo annunciato, forse perfino scontato, per chi abbia messo piede in tempi recenti nell'immobile abbandonato, ma non per questo meno malinconico. Perché, va detto, la rovina di Villa d'Elbouef, l'incapacità dei pubblici poteri di reperire le risorse per rilevarla e restituirla agli antichi splendori, sono la sintesi perfetta delle mediocri vicende campane degli ultimi anni in materia di beni artistici. Villa d'Elboeuf racconta dei disastri di Pompei, della reggia di Carditello saccheggiata per anni dai ladri e circondata, in piena emergenza rifiuti, da tonnellate di immondizia di ogni natura. Parla del saccheggio degli agrumeti della penisola sorrentina per realizzare case abusive e garage interrati, delle case che spuntano come funghi, nel coro generale di accondiscendenza verso «l'abusivismo di necessità». Racconta, quel crollo, di un paese che ha smarrito il senso della bellezza e, con esso, la consapevolezza che paesaggio, cultura, storia sono il petrolio della Campania. A rileggerla oggi, con i detriti ancora sui binari, con i tecnici delle Ferrovie dello Stato che lavorano per valutare i tempi per il ripristino del servizio, con la pioggia che continua a cadere su quello che ormai è un rudere, la storia del secolo d'oro di Villa d'Elbouef assume i contorni della fiaba, di qualcosa che forse non è mai stato. Fu fatta costruire nel 1711 dal duca d'Elboeuf su disegno di Ferdinando Sanfelice: due piani, con una loggetta dalla parte del Vesuvio e due terrazze sul mare, una verso Torre del Greco ed una verso Napoli. Sulla facciata principale, rivolta verso il mare, due portali, con accesso da una doppia scala ellittica con balaustra in marmo e piperno. Piante esotiche nel giardino della villa. Nel 1738 dimorò a Villa d'Elboeuf Carlo di Borbone. Se ne innamorò e nel 1742 la acquistò. Ferdinando IV ampliò il complesso facendo costruire il bagno della regina, un emiciclo a due piani di gusto neoclassico affacciato sul mare. L'attivazione della linea ferroviaria Napoli-Portici nel 1839, che tagliò la comunicazione tra il palazzo ed il parco retrostante, è considerata dagli storici l'inizio della decadenza della struttura. Affaristi, speculatori e latitanza dei pubblici poteri sono riusciti a fare ben di peggio, negli ultimi venti anni. Ancora interrotta la circolazione ferroviaria fra Napoli Centrale e Torre Annunziata dopo il crollo di una parte della settecentesca Villa d'Elboeuf e del muro di contenimento sui binari nei pressi della stazione di Portici. La situazione tornerà alla normalità solo dopo le verifiche dell'autorità giudiziaria e dei Vigili del Fuoco e la messa in sicurezza dei binari: è quanto comunicano gli uffici di Ferrovie dello Stato.
Corriere della Sera
7 Febbraio 2014
NAPOLI-L'amara fine di Villa d'Elboeuf: crollo sui binari della ferrovia
FA
Fabrizio Geremicca
Corriere della Sera
La Villa d'Elbouef, una delle più antiche dimore nobiliari del Miglio d'Oro, si è crollata a Portici, bloccando la circolazione dei treni sulla linea Napoli - Torre Annunziata. Il crollo è stato causato dalle piogge e dall'incuria, e segna la fine di un'epopea che ha visto la struttura essere abbandonata e danneggiata negli anni. La villa, costruita nel 1711, ha subito diverse fasi di ampliamento e ristrutturazione, ma la sua decadenza è stata accelerata dall'attivazione della linea ferroviaria Napoli-Portici nel 1839.
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