Capita di avere una grande storia, di possedere ricchezze in monumenti e luoghi naturali invidiati da tutto il mondo, di non riuscire a conservare tutto questo ben di Dio per farlo diventare occasione di ineguagliabile turismo. Capita anche che molti ignorino cosa sia il Miglio d'oro, che guardino con sufficienza la costa vesuviana che parte dal quartiere Barra di Napoli, attraversa San Giorgio a Cremano, Portici, Ercolano, per finire a Torre del Greco. Capita che invece, tre secoli fa, proprio da quelle parti transitarono re e regine, principi, e duchi in un concentrato di palazzi e ville da favola poco conosciute, oggi assai poco valorizzate e molto spesso in rovina. E' il nostro destino. Era il 1711, quando Emanuele Maurizio di Lorena principe d'Elboeuf, arrivato dalle nostre parti al seguito degli austriaci, decise di costruirsi un palazzo a Portici. Sul mare, vicino quegli scavi che cominciavano a regalare tesori di statue, monili, rovine conservate dall'eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo. Nel 1742, la villa divenne di proprietà di Carlo di Borbone. La regina Maria Amalia si era innamorata di quei luoghi. Univano la visione del Vesuvio, un mare d'incanto a ricordi della civiltà romana senza eguali. I due re di Napoli e Sicilia decisero di farsi costruire anche una loro reggia a Portici. I lavori iniziarono il 23 agosto 1738 e furono affidati agli architetti Medrano e Canevaro. Un grande palazzo con parco, oggi sede della facoltà di Agraria e di proprietà della Provincia. Divenne anche museo delle antichità ercolanesi. Fu una scelta scatenante. Lo spirito d'emulazione si diffuse tra i nobili che circondavano la corte. Fu la corsa a farsi palazzi e ville sull'esempio del re e della regina. Nessuno si curò del pericolo di eruzioni del Vesuvio. Carlo di Borbone chiese una relazione a degli esperti e liquidò il pericolo con filosofia: "Ci penseranno Dio, Maria Immacolata e San Gennaro a proteggerci". Nacque il Miglio d'oro, che oggi conta qualcosa come 122 tra ville e palazzi. Nel 1839, scrisse Giuseppe Maria Galanti: "La dolcezza del clima, la bellezza della situazione e il soggiorno della Corte hanno reso Portici il centro delle villeggiature dei napoletani. Nell'ottobre, la strada da Napoli a Portici presenta un continuo passaggio di carrozze e di persone a piedi". Villa Campolieto, Villa Bruno, Villa Ruggiero, Villa La Favorita, Villa Mascolo, Villa Caposele, Villa Vannicchi, Villa Maiuri, Villa Aprile, palazzo Lancellotti, Villa Signorini, Villa Macrina, Villa De Gregorio, Villa Letizia, Villa Salvetti...l'elenco, per arrivare a 122 da Barra a Torre del Greco sarebbe lungo. Una decina sono in completo abbandono, tra litigi di eredi e mancanza di denaro per ristrutturarle. Una quarantina vengono definiti "esempi virtuosi di utilizzo e manutenzione". I proprietari, tra enti pubblici e privati, sono ben 740. In alcuni casi, sono condomini che abitano nei vecchi palazzi, in altri Comuni che ne hanno fatto sedi istituzionali, banche, imprenditori che hanno investito in strutture ricettive. Il Miglio d'oro. Nel 1971 l'Unesco lo ha dichiarato patrimonio dell'umanità. Quanti dalle nostre parti lo sanno? C'era una volta un luogo d'incanto, tanto da attirare re e regine. Quel percorso oggi si dibatte tra congestioni di traffico, rapacità delinquenziali, assenza di politiche turistiche di respiro. Anche l'ente Ville Vesuviane, che nacque con tanti bei propositi, diventato Fondazione, ha dovuto ridimensionare i suoi obiettivi per problemi economici. Sei dipendenti, la proprietà di tre ville, ma nessun progetto o vigilanza diretta. Spetta invece alla Soprintendenza di Napoli difendere quel patrimonio. Una Soprintendenza caricata di compiti, con poco personale e mezzi scarsi per un'area così ricca di memorie. E' una condanna? Purtroppo, periodicamente facciamo i conti con la nostra grande ricchezza storica, con il nostro patrimonio di monumenti e memorie di cui a volte sentiamo il peso eccessivo. Da secoli, dalle nostre parti siamo stati abituati male. Avevamo troppe cose belle, ci abbiamo pensato da soli a rovinarle e a non farle diventare davvero fonte di guadagno e attrattori senza concorrenti per turisti di tutto il mondo. E il Miglio d'oro non sfugge all'elenco.
NAPOLI -Quel Miglio sempre meno d'oro e le occasioni perdute delle nostre ricchezze storiche
Il testo descrive il Miglio d'oro, una serie di ville e palazzi situati lungo la costa vesuviana, tra Napoli e Torre del Greco. Il luogo è stato costruito nel XVIII secolo, quando i re e regine di Napoli e Sicilia si sono resi costruttori di palazzi e ville per sfidare l'esempio del re e della regina. Il Miglio d'oro è stato dichiarato patrimonio dell'umanità dall'Unesco nel 1971, ma oggi è in pericolo a causa della mancanza di politiche turistiche e della rapacità delinquenziale. La Soprintendenza di Napoli è responsabile della difesa del patrimonio, ma è caricata di compiti con poco personale e mezzi scarsi.
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