Inaugura al pubblico "Giacometti La Scultura": oltre quaranta sculture dell'artista svizzero alla Galleria Borghese, cui l'Italia non dedicava monografie dal 1970. Una retrospettiva che era in calendario già un mese fa, ma che è stata ritardata per misteriose ragioni che la direttrice del museo ha stigmatizzato con un "non pensavo che fare mostre fosse pericoloso" Tre ritardi e misteri che si susseguono da dicembre 2013, mese in cui era annunciata e attesa l'inaugurazione della mostra, finalmente Alberto Giacometti è arrivato alla Galleria Borghese di Roma. Un'esposizione con tutti i crismi del livello internazionale, dalla curatela all'allestimento, passando per i prestiti dei pezzi che saranno esposti dal 5 febbraio al 25 maggio. Quaranta sculture dell'artista nato in Svizzera, ma a pochi chilometri da Chiavenna, sono ora in dialogo con i capolavori della Galleria Borghese, che ha organizzato "Giacometti La scultura", con la cura di Anna Coliva e di Christian Klemm, uno dei più grandi studiosi dell'artista (con la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma, diretta da Daniela Porro). L'ultima grande mostra italiana a lui dedicata risale al 1970, anno in cui fu protagonista di una monografica a Villa Medici, l'Accademia di Francia a Roma. LE IMMAGINI Fare tornare le sue opere nella capitale adesso, significa completare il progetto espositivo della Galleria Borghese che ha come protagonista la figura umana nella scultura di tutti i tempi, all'epoca greca e romana al Rinascimento, passando per Barocco e Neoclassicismo. Mancava all'appello il secolo scorso, quello del Novecento e questa mostra sembra essere l'anello mancante nella Villa Pinciana, luogo che può essere considerato tempio della scultura. Ora, nella Sala del David, accanto a Bernini c'è Giacometti con "L'uomo che Vacilla", bronzo del 1950 proveniente dalla Kunsthaus di Zurigo. C'è lui anche nella sala del Canova, dove, tra i tanti capolavori, accanto alla Paolina Borghese è collocata "Testa che osserva", gesso del 1928 concesso dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. Il contrasto tra le figure esili e tragicamente moderne di Giacometti e la grandezza del passato, è evidente sin dal Salone d'ingresso della Galleria Borghese, dove sono allestite le sculture che furono realizzate per la Chase Manhattan Plaza: "La donna in piedi I", la "Grande Donna II" e l'"Uomo che cammina I", opere centrali per i diversi aspetti affrontati dall'artista nella sua maturità. E fondamentali sono anche i busti degli anni '60, esposti nella Loggia del Lanfranco, a chiudere il percorso espositivo. Ma vista l'importanza dei pezzi esposti come mai tanto ritardo per questa mostra? Anna Coliva, che oltre a essere co-curatrice di "Giacometti. La Scultura" è la direttrice della Galleria Borghese, dopo aver detto, senza approfondire, "non pensavo fosse pericoloso fare una mostra" alla richiesta di spiegazioni risponde così: "il ritardo è stato causato da contingenze completamente estranee al Museo e alla mostra che era già tutta pronta. Ci sono stati interessi opposti e contrari che hanno creato un ostacolo che è stato in qualche maniera accolto". Ma in che senso? "Ci sono interessi economici contrari, ma non si deve affrontare il tema quando è troppo tardi. Si dovrebbero fermare le famose concessioni: le cosiddette concessioni che in realtà sono abusi di posizioni e di gestione e che, ormai, si sono infiltrate anche nei musei, dopo essere state su camion bar, sulle autostrade e via dicendo" aggiunte la direttrice. Chiedendo maggiori informazioni, Coliva conclude così: "Il problema è quello delle concessioni. Le amministrazioni e le istituzioni pubbliche devo essere forti nel contrastare fenomeni di speculazione nel pubblico. Ricordiamoci che quando ci sono questi contrasti il problema non è mai tra pubblico e privato, il privato quando entra in questi casi non è mai un imprenditore ma uno speculatore ".