TRENTO Un laboratorio sull'autonomia e uno sulla storia e la cultura trentina del lavoro. A poche ore dal confronto in commissione cultura sul destino di Palazzo delle Albere (Corriere del Trentino di ieri), il gruppo del Pd mette nero su bianco le proprie idee per valorizzare non solo la villa cinquecentesca, ma l'intera area compresa tra la ferrovia e il fiume Adige. Una visione che, per ora, rimane solo una traccia di lavoro: il gruppo, infatti, attende il testo di indirizzo che il presidente Corrado Bungaro dovrà elaborare nei prossimi giorni e che dovrà essere votato dalla commissione. Se però l'organismo consiliare non dovesse produrre un documento condiviso, allora i democratici non escludono di presentare le proprie riflessioni. «Lo spazio delle Albere scrivono i consiglieri non può essere affrontato limitatamente al palazzo, ma deve coinvolgere tutta l'area intorno al nuovo quartiere: il Palazzo delle Albere, il Muse, la nuova biblioteca universitaria potrebbero rappresentare il nuovo quartiere culturale di Trento. Potrebbe essere il centro per connettere mostre temporanee che analizzino il rapporto tra arte e scienza, vetrina del territorio, spazi laboratoriali e di informazione culturale». Per questo, proseguono i democratici, il restyling dell'edificio non potrà prescindere da una riflessione più ampia sulla zona e sulle relazioni tra quel quartiere e l'intera città. «Si ricorda inoltre proseguono la presenza delle due barchesse, di proprietà provinciale e comunale, che vanno considerate e alle quali si dovrà mettere mano, ipotizzando una destinazione laboratoriale collegata allo spazio dell'ex Cte, attualmente sottoutilizzato, che potrebbe connettere il nuovo quartiere con le sedi universitarie». Proprio sui laboratori si concentra la proposta del Pd. Che ne ipotizza due. «Il primo si legge è un laboratorio sull'autonomia, uno spazio con documentazione e materiale originario, non uno spazio museale tipo mausoleo dell'autonomia, con uno stretto rapporto con il mondo scolastico: questo vuol dire rivedere i programmi scolastici, coinvolgere i professori, creare occasioni di esperienze attive sull'autonomia, che forse potrebbe essere messa in relazione anche con il mondo cooperativo». Il secondo laboratorio proposto è «sulla storia e la cultura del lavoro trentina». In questo caso, dicono i consiglieri, «il programma potrebbe partire dalla realizzazione di un archivio storico e documentale unitario sulla storia del lavoro».