NAPOLI - Non sono le folle oceaniche di quest'estate ma i turisti in fila davanti alle biglietterie chiuse degli Scavi di Pompei fanno ugualmente tenerezza. Migliaia di chilometri percorsi per vedere un sito unico al mondo, patrimonio dell'Unesco e trovarsi i cancelli sbarrati per motivi sindacali. E' uno degli aspetti, il meno edificante agli occhi del mondo, della battaglia che si sta combattendo su Pompei. I funzionari del Mibact in rivolta contro la nomina a soprintendente di Massimo Osanna, voluto da Bray e i dipendenti dell'area archeologica che fanno assemblee per trovare il modo di rimediare alla scarsità di personale. I custodi rimasti sono appena 138. Dieci anni fa erano trecento. Sono divisi in tre turni. Tra malattie, ferie e permessi, fa scarsi trenta dipendenti a turno. Dovrebbero sorvegliare un'area archeologica di 800 mila metri quadrati. Basta poco per fare i conti. Le assunzioni sono bloccate e entro il 2015 altri sessanta di quei custodi andranno in pensione. E intanto cosa succede? Ancora nulla e al ministero si litiga. Così i turisti restano in fila sotto la pioggia per ore ad aspettare l'apertura degli Scavi. Succede da martedì e accadrà anche oggi e domani. Dura la denuncia di Antonio Irlando, responsabile dell'Osservatorio patrimonio culturale. «Siamo convinti - sottolinea - che l'aspra vertenza di tutte le sigle sindacali si poteva evitare se il Mibact avesse attivato una concreta iniziativa di ascolto delle istanze, alcune delle quali risolvibili con una dose comune di responsabilità ed un chiaro indirizzo gestionale. È indecente che anche questa mattina i turisti in visita agli scavi di Pompei siano rimasti per diverse ore fuori dai cancelli, riaperti alle 11». Secondo quanto evidenzia Irlando «attualmente il Direttore generale per le antichità del Mibact, Luigi Malnati, ricopre anche l'incarico di soprintendente. Non si comprende perché non si coglie quest'occasione irripetibile di concludere definitivamente, al massimo livello decisionale, la vertenza Pompei». E arriva anche l'ennesimo richiamo dell'Unesco per iniziativa del presidente della Commissione Italiana Giovanni Puglisi. «Faccio appello - spiega - affinché la vertenza venga messa al centro della trattativa e possa risolversi rapidamente per consentire all'umanita di fruire di un patrimonio culturale così importante. Non posso, però, entrare nel merito della faccenda. Ognuno deve fare il suo mestiere e qui siamo di fronte a una bega sindacale di normale amministrazione tra i lavoratori, i sindacati, i sovraintendenti e il ministero». Pompei, il Mibact, il mondo. Un'altra pessima figura.
Pompei. Scavi chiusi per ore. L'ira dei turisti e dell'Unesco
I turisti sono stati costretti a aspettare per ore davanti alle biglietterie degli Scavi di Pompei a causa della mancanza di personale. I custodi rimasti sono solo 138, divisi in tre turni, e la scarsità di dipendenti è dovuta alle assunzioni bloccate e alle pensioni. La vertenza tra il Mibact e i sindacati si sta protrattendo, e l'Unesco ha richiamato l'attenzione sull'importanza di risolvere la questione. I funzionari del Mibact si sono rivolti contro la nomina a soprintendente di Massimo Osanna, voluta da Bray, e i dipendenti dell'area archeologica stanno facendo assemblee per trovare una soluzione.
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