Il 49 per cento di Alitalia nelle mani di Etihad, compagnia aerea degli Emirati Arabi. Un investimento da 500 milioni di euro del fondo sovrano del Kuwait nella Cassa Depositi e Prestiti. Decine di accordi industriali e commerciali. E un museo di arte e cultura islamica a Venezia, nel Palazzo della Pescheria, a Rialto. La missione di Enrico Letta negli Emirati Arabi, Qatar e Kuwait, segna un cambio di passo nella politica economica italiana. Dopo anni di diffidenza verso le «piazze arabe», l'Italia guarda con fiducia ad Oriente. Anche in nome della cultura e di un reciprocità che domani può valere oro. Non a caso, Mohammed Bin Zayed, principe ereditario di Abu Dhabi, studi all'Accademia Aeronautica di Pozzuoli e un patrimonio familiare stimato in 150 miliardi di dollari, ama Venezia. Ed ha accolto con favore il progetto del presidente del Consiglio di un museo islamico in Canal Grande. La tecnologia italiana che incontra la cultura araba. Il seducente connubio arte - industria. L'inossidabile simbologia su Venezia città cerniera con l'Oriente. In quest'epoca di tensioni fra il mondo cristiano e quello musulmano, un museo islamico a Venezia rappresenta un evento unico nel suo genere, grazie agli scambi intercorsi nel tempo fra l'Oriente e l'Europa. A partire dall'828, data in cui due mercanti veneziani trafugarono le reliquie di San Marco da una chiesa copta di Alessandria e il 1797, anno in cui Napoleone entrò in Egitto. «In quell'epoca, - riflette Tahar Ben Jelloun - l'Islam non era politicizzato, non fungeva da vessillo di ideologie totalitarie e intolleranti». Secoli di rapporti non sempre idilliaci ma fra Venezia e l'Oriente è come se esistesse un cordone ombelicale che non si può spezzare. Venezia, la più orientale delle città occidentali del passato, è stata il grande emporio in cui confluivano le merci e le arti provenienti dal mondo islamico. Era una frontiera aperta, una passerella fra due civiltà. Le religioni erano fonti di produzioni artistiche, non di conflitti, fattori di spiritualità e di comprensione del mondo. Così come quadri, manoscritti, arazzi costituivano i tanti tasselli di un mosaico da comporre in nome di una visione comune. Un museo islamico a Venezia contribuirebbe a mettere a tacere minoranze fanatiche che impediscono il dialogo con l'Occidente. Tornare al passato per (re)inventare il futuro. Grazie alla cultura. Che può svolgere una funzione cruciale nella lotta al la crisi. Tanti gli esempi. Il primo Corano stampato venne pubblicato nel 1537 a Venezia. La Serenissima aveva allora un atteggiamento pragmatico: per sopravvivere, seppe imporsi come il principale partner commerciale, politico e anche religioso del Vicino Oriente. Bisognava stabilire un equilibrio fra gli scambi mercantili e le due religioni. Pur difendendo la cristianità, Venezia non ha mai sottovalutato il mondo islamico. Esistono magnifiche opere che riflettono la simbiosi fra i due mondi: tessuti usati dagli ottomani per confezionare abiti ecclesiastici, tappeti persiani che ricoprivano i pavimenti delle chiese, bicchieri in cristallo della Siria. Il commercio è stato un motore essenziale per il ravvicinamento fra le due civiltà. Marco Polo aveva aperto la strada. E i veneziani partivano numerosi, diretti a Costantinopoli, Damasco, Aleppo, il Cairo e Alessandria. A quell'epoca, le attività mercantili, affiancate da una diplomazia attiva, hanno permesso all'arte di viaggiare, favorendo scambi e rispetto reciproco. Oggi questi legami (non solo artistici) possono ritornare. Un museo islamico a Venezia è una magnifica lezione per coloro che non credono più al dialogo fra civiltà e parlano solo di conflitti.
Perchè sì all'Islam in Canal Grande
Il 49% di Alitalia è controllato da Etihad, una compagnia aerea degli Emirati Arabi. L'Italia ha investito 500 milioni di euro del Kuwait nel fondo sovrano della Cassa Depositi e Prestiti. Ci sono decine di accordi industriali e commerciali. Il presidente del Consiglio Enrico Letta ha visitato gli Emirati Arabi, Qatar e Kuwait, segnando un cambio di passo nella politica economica italiana. L'Italia guarda con fiducia ad Oriente, anche in nome della cultura. Mohammed Bin Zayed, principe ereditario di Abu Dhabi, ama Venezia e ha accolto con favore il progetto di un museo islamico in Canal Grande. La tecnologia italiana incontra la cultura araba nel connubio arte-industria.
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