L'ipotesi di una somma per i contenuti coperti da diritti MILANO Una spada di Damocle pende sulle teste dei consumatori. La tassa su smartphone, tablet e dispositivi di archiviazione digitale. Incluse le semplici chiavette Usb e le memorie su cui registriamo canzoni, foto e filmati. Un «contributo», così preferiscono chiamarlo gli esperti del ministero dei Beni Culturali e del Turismo (cui spetta la competenza), previsto come aggiornamento del Decreto 30 dicembre 2009. In pratica si tratta, per dirla in termini tecnici, della «rideterminazione dei compensi per copia privata». Cioè quanto un cittadino deve alla Siae (Società italiana autori editori) per effettuare una copia personale di musica e filmati e trasferire il tutto su memoria digitale. Compito della Siae è poi quello di girare la parte di compenso spettante agli autori. Nel pomeriggio di ieri Corriere.it ha pubblicato la tabella degli aumenti previsti in un primo tempo dal Comitato consuntivo permanente per il Diritto d'Autore. Ma subito è arrivata la replica del ministero: «Le ipotetiche tariffe pubblicate in merito agli aumenti di costo sono infondate», «provvisorie». Ribadendo anche che il ministro Massimo Bray «sta lavorando a una soluzione condivisa che non penalizzi i consumatori». Un compito tutt'altro che semplice perché si tratta di mediare tra le parti. Chi? Da un lato la Siae (Società italiana autori editori) che cura gli interessi degli autori e quindi ha interesse che le cifre siano consistenti. Dall'altro le aziende produttrici di telefonini e le associazioni di categoria che vedendo lievitare il costo finale hanno paura di perdere vendite. Questo significa che la tassa, prevista per legge, potrebbe essere ridotta rispetto alle cifre pubblicate ieri da Corriere.it. Numeri che porterebbero ad aumenti anche del 500. Attualmente paghiamo già, anche se non ci rendiamo conto, 0,90 euro per gli smartphone, niente per i tablet e 1,90 euro per i computer. Stando alla «tabella provvisoria» i consumatori si sarebbero trovati a dover sborsare 5,20 euro per smartphone e tablet, 6 per i computer. Fino ad arrivare a 40 euro per i decoder. Bisogna poi ricordare che la tassa, sommandosi al prezzo finale del prodotto, sarebbe gravata della nuova aliquota Iva al 22. Dunque un aumento significativo, soprattutto sui prodotti low cost, ad esempio smartphone sotto i 100 euro. Che succederà adesso? Il ministro Bray ha richiesto alle parti in causa (oltre una decina) un «supplemento di indagini». Una sospensione di un paio di settimane necessarie a raccogliere informazioni sulle nuove modalità di fruizione di contenuti digitali online. Come ad esempio il trasferimento di filmati da YouTube e contenuti digitali su dischi esterni. Perché nelle «copie per uso personale» rientrano anche tutti i nuovi contenuti scaricabili dal web e per i quali devono essere compensati gli autori. Le direttive del ministro sono chiare: «Cercare per quanto possibile di non fare ricadere sul consumatore finale gli adeguamenti tariffari». L'ipotesi su cui si sta lavorando è dunque che ci sia una condivisione degli oneri tra le parti. Alla fine, comunque, potrebbero essere gli stessi produttori di smartphone e tablet a ritoccare all'insù il prezzo finale dei prodotti. Il ministero ha stimato un mese di confronto prima di arrivare alle nuove tariffe. Sempre che le parti giungano a un accordo.