Nicola Casagli professore ordinario dell'Università di Firenze Caro direttore, è un bollettino di guerra. In un solo mese di questo 2014 si contano centinaia di frane su tutto il territorio nazionale, centinaia di ettari di terreni alluvionati, migliaia di sfollati, attività produttive interrotte, danni sociali ed economici, vittime e feriti. In un solo mese due treni sono stati colpiti da smottamenti e sono deragliati. Non diamo la colpa al clima. Le piogge di questi giorni sono normali perturbazioni cicloniche, quelle che da sempre interessano il bacino del Mediterraneo. Negli ultimi anni il problema del dissesto idrogeologico nel nostro Paese, che già era significativo, è esploso senza controllo. E le ragioni non sono né climatiche né geologiche. Il dissesto idrogeologico è un problema prima di tutto «finanziario» e sta diventando un enorme problema economico e sociale, senza che ci sia piena consapevolezza di questo. Non a caso l'incremento esponenziale di frane e alluvioni si è verificato in concomitanza della profonda crisi finanziaria del nostro Paese. Da alcuni anni non ci difendiamo più: mancano i soldi, e la prima cosa che viene tagliata è, incomprensibilmente, la sicurezza del territorio. Il nostro Paese, unico in Europa, non ha più un Servizio Geologico degno di questo nome: costava troppo. Non ha nemmeno una moderna carta geologica come gli altri Paesi sviluppati: i finanziamenti si sono da tempo interrotti e la copertura del territorio nazionale è ferma a poco più del 40. In Italia non c'è più una legge di Difesa del Suolo. C'era la legge 1831989 che, di fatto, è stata abrogata nel 2006. Conseguentemente le Autorità di Bacino, che hanno il compito di programmare gli interventi di difesa, sono «congelate» in attesa del recepimento di direttive europee che, in 8 anni, non siamo riusciti a recepire. La legge di stabilità del 2014 stanzia per la Difesa del Suolo l'incredibile cifra di 30 milioni di euro: poco più di un milione per Regione. Il fabbisogno sarebbe di cento volte tanto. La Protezione Civile, fiore all'occhiello nel nostro Paese per il contrasto alle calamità naturali, è stata depotenziata ed è sotto-finanziata: pare che il fondo nazionale di Protezione Civile del 2014 si sia esaurito nel solo mese di gennaio! Non esiste un programma di ricerca e sviluppo per il contrasto del dissesto idrogeologico, né a livello nazionale e nemmeno europeo. Nelle nostre Università queste cose si studiano sempre meno. L'improvvida «riforma Gelmini» ha decimato, senza alcun logico motivo, i dipartimenti universitari di Geologia e di Ingegneria ambientale: ne sopravvivono, in precarie condizioni, poco più di una decina in tutto il Paese. Le amministrazioni locali, anche quando hanno fondi da investire per la manutenzione del territorio e la prevenzione dei dissesti, non li possono investire per colpa del «patto di stabilità», altro provvedimento sciagurato che, in nome della stabilità della moneta, determina automaticamente l'instabilità del territorio, con grave pregiudizio per la sicurezza dei cittadini. Gran parte delle amministrazioni locali hanno comunque i bilanci in rosso e la prima cosa che viene tagliata è la manutenzione del territorio. I Comuni sono quindi costretti a svenderlo, il territorio, per far cassa con gli oneri di urbanizzazione che vengono poi impiegati nei modi più svariati, ma quasi mai per mettere in sicurezza fiumi e versanti. E poi si consentono ancora abusi edilizi nelle aree a rischio, sulle frane e dentro i fiumi, tanto, prima o poi, arriva una sanatoria, anch'essa utile per fare cassa. Il «tempo di ritorno» dei condoni in Italia è di circa dieci anni: l'ultimo era stato nel 2003 e infatti nel 2013 ci sono stati almeno quattro tentativi di far approvare dal Parlamento un nuovo condono edilizio. L'ultimo di questi tentativi è di pochi giorni fa: un bizzarro emendamento al controverso decreto Imu-Bankitalia avrebbe consentito la sanatoria degli abusi edilizi su terreno demaniale. Fortunatamente è stato ritirato. Per fare cassa la Repubblica, nelle sue varie articolazioni istituzionali, perdona i trasgressori delle leggi, svende il suo territorio e compromette la sicurezza dei suoi cittadini. E il bello è che nessuno se ne è accorto. La rete degli acquedotti è un colabrodo. I gestori delle municipalizzate distribuiscono utili ai soci ma investono poco o nulla in manutenzione delle reti. Quasi metà dell'acqua che circola negli acquedotti si disperde nel terreno, contribuendo a generare frane e dissesti. Nessuno è più sicuro nemmeno a casa sua. Che fare? Investire nella protezione idrogeologica assicurerebbe benessere, miglioramento ambientale e sviluppo economico e sociale. Non ci vorrebbe molto: il ministero dell'Ambiente ha recentemente stimato che, per mettere in sicurezza il territorio italiano, sarebbe necessario un investimento di quaranta miliardi di euro in quindici anni. Curiosamente la stessa stima era stata fatta quarant'anni fa dalla Commissione di esperti (nota come Commissione De Marchi) istituita dal governo di allora. In quarant'anni è stato fatto davvero poco. Sarebbe necessario e urgente cercare di recuperare il ritardo nei prossimi quindici anni, con investimenti adeguati e, magari, evitando di peggiorare la situazione, colpendo gli abusi edilizi, limitando l'inutile consumo di suolo, investendo per la manutenzione delle opere piuttosto che sulla costruzione di nuove. Ho discusso di tutte queste cose circa un mese fa a Firenze in una conferenza aperta ai cittadini dal titolo «L'Italia sta franando? Sul dissesto idrogeologico del Bel Paese». Ho ripercorso la storia delle catastrofi idrogeologiche del nostro Paese (il video è disponibile su Youtube). Ho concluso che sì, l'Italia sta franando, ma non per motivi fisici o geologici, bensì per progressivo degrado culturale, civile e istituzionale.
Toscana. Lo Stato ha svenduto il nostro territorio
Il professore Nicola Casagli denuncia il grave problema del dissesto idrogeologico in Italia, che sta causando frane, alluvioni e danni economici e sociali. Il problema non è solo climatico o geologico, ma anche finanziario e sociale. Il Paese non ha più un Servizio Geologico degno di questo nome e non ha una legge di Difesa del Suolo. Le Autorità di Bacino sono congelate in attesa del recepimento di direttive europee. La legge di stabilità del 2014 ha stanziato solo 30 milioni di euro per la Difesa del Suolo, poco più di un milione per Regione. La Protezione Civile è stata depotenziata e sotto-finanziata.
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