Zoppas: alternativa subito o niente divieti, gli armatori scappano VENEZIA Il presidente degli industriali di Venezia parla di «warning». Un segnale di allarme per quello che i divieti alla crocieristica a Venezia possono comportare: la perdita di 2500 posti di lavoro nel 2015 e un crollo di quell'economia (430 milioni all'anno) data dalla presenza delle grandi navi. «O la soluzione alternativa al passaggio va in Legge obiettivo e viene realizzata velocissimamente o si torni al decreto Clini-Passera che non prevedeva nessuna restrizione in attesa del nuovo canale», dice il presidente Matteo Zoppas. La posizione è di tutto il mondo produttivo e sindacale della provincia di Venezia. Un'alleanza trasversale tra aziende e lavoratori per evitare «ripercussioni drammatiche»: ci sono, oltre a Confindustria, Confcommercio, Cna, Confartigianato, Confesercenti, Coldiretti, Camera di Commercio, Cgil, Cisl e Uil. La presa di posizione arriva dopo l'annuncio dei quattro ricorsi (due del Comune contro il Contorta Sant'Angelo e i divieti soft, gli altri di Vtp e Cruise Venice sui provvedimenti considerati troppo duri) sull'ordinanza della Capitaneria di Porto che fissa prima un limite numerico, poi dal 2015 di stazza alle navi che possono entrare in laguna , ma soprattutto a pochi giorni dalla discussione in Senato delle mozioni del Pd Felice Casson e del Movimento Cinque Stelle. Tra mercoledì e giovedì la discussione arriverà a Palazzo Madama con l'obiettivo di impegnare il governo a sottoporre a Via, Vas e Aia (valutazioni ambientali) tutti i progetti alternativi al passaggio in Bacino e non solo il Contorta-Sant'Angelo. «E' giusto che ci sia un confronto scientifico nell'ottica della trasparenza», dice il senatore Casson che assicura come non ci siano ripercussioni negative sull'occupazione con nessuno dei progetti. Ben vengano i confronti dicono imprese e lavoratori, ma senza restrizioni già in corso, altrimenti si faccia in fretta. «E' indispensabile evitare che il regime transitorio predisposto possa trasformarsi in definitivo decretando un danno all'economia e all'occupazione veneziana e veneta che rischia di penalizzare a cascata altri porti italiani e allo stesso tempo avvantaggiare solamente gli scali esteri», dicono in coro. Per questo chiedono di seguire la strada individuata dal governo lo scorso 5 novembre di individuare presto una soluzione alternativa inserendola al più presto in Legge obiettivo. Al contrario la discussione in Senato secondo Zoppas rischia di accrescere lo stato di incertezza sulle limitazioni al transito che preoccupano per le possibili decisioni negative delle compagnie di navigazione. La prima conferma è arrivata dalla scelta della Msc di spostare dal 2015 la Preziosa a Genova, vista l'impossibilità di entrare ancora a Venezia. Ma l'effetto domino potrebbe ampliarsi dal 10 marzo quando a Miami comincerà il Seatrade e le compagnie decideranno la programmazione dei prossimi anni. «Serve un confronto con il tessuto produttivo della provincia di Venezia spiega il presidente della Cna Renato Fabbro . La politica sembra non preoccuparsi della salvaguardia dell'occupazione». Aggiunge il segretario della Cisl di Venezia Lino Gottardello: «Non vorrei che fossero i tribunali a decidere il futuro della città: politica, imprese e lavoratori devono riappropriarsi delle decisioni e non abdicare al Tar». Perché il rischio è che alla fine siano i giudici a decidere quanti navi dovranno passare a San Marco. «Si sta decidendo sulla testa dell'economia locale», aggiunge Confartigianato. «Serve quindi un confronto serio, anche le categorie e le forse sindacali devono essere ascoltate in presa diretta dai senatori e dal Parlamento», concordano.