Abusivismo a Marano, in galera quattro persone legate ai Polverino NAPOLI - Costruttori legati alla camorra e dediti ad una speculazione forsennata; funzionari comunali che li aiutavano falsificando le pratiche; direttori dei lavori che certificavano il falso. Potrebbe essere il remake de «Le mani sulla citta»; invece è la storia di quanto accaduto a Marano tra il 2004 ed il 2007, secondo quanto emerge dall'ordinanza del gip Alberto Capuano, del Tribunale di Napoli, che ha parzialmente accolto le misure richieste dalla Procura. Finiscono in carcere Antonio Simeoli, alias o' Ciaulone; i figli Luigi e Benedetto; Felice Di Iorio. Imprenditori di riferimento del clan Polverino, secondo gli inquirenti, hanno abbattuto edifici preesistenti ed edificato immobili ben più grandi senza le autorizzazioni ed in difformità dagli strumenti urbanistici. La vicenda più clamorosa nel cantiere di via Casalano. Lì Laura sas di Felice Di Iorio, riconducibile alla Sime dei Simeoli, ha demolito un locale - deposito di 183 metri quadrati al servizio del seicentesco convento superiore di Santa Maria degli Angeli, sottoposto a vincolo storico artistico, e lo ha trasformato in un palazzo di otto appartamenti, alto 4 piani ed esteso per 520 metri quadrati. Il saccheggio di Marano, si apprende dal provvedimento del Tribunale, non sarebbe potuto avvenire senza la complicità dei tecnici comunali deputati al rilascio dei permessi e delle autorizzazioni. Finiscono dunque nel registro degli indagati Angelo Napolitano, Gianluca Buonocore e Armando Santelia, tutti dipendenti dell'amministrazione. Nei loro confronti il gip ha disposto la sospensione dai pubblici uffici. Terzo vertice del sodalizio criminale, secondo la Procura, sarebbero stati i tecnici che hanno lavorato per Sime e per Laura sas: l'architetto Mauro Paparo Filomarino e gli ingegneri Rosario Altomonte e Vincenzo Comune. Avrebbero redatto atti, relazioni e documenti fasulli. Colletti bianchi al servizio di imprenditori legati alla camorra, secondo l'ipotesi accusatoria, che dovrà essere sottoposta al vaglio delle successive fasi procedimentali. Intanto, scatta per loro il divieto di dimora in Campania, disposto dal gip, che ha invece respinto la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dalla Procura. Sono state inoltre sequestrate quote delle società Sime e Laura sas. Sottolinea il procuratore aggiunto Giovanni Melillo: «Le relazioni con la criminalità organizzata degli imprenditori individuati erano funzionali non soltanto al personale arricchimento, ma anche ad alimentare l'ulteriore capitalizzazione dei traffici di droga secondo un travaso continuo e bidirezionale tra proventi del crimine tradizionale e proventi della più o meno lecita attività imprenditoriale». Storia antica, purtroppo. La realtà, sottolinea Michele Buonomo, presidente regionale di Legambiente, è un'altra: «L'81 dei comuni sciolti in Campania dal 1991 a oggi, vede, tra le motivazioni del decreto, un diffuso abusivismo edilizio, casi ripetuti di speculazione immobiliare, pratiche di demolizione inevase».