Urbani e Lunardi amici alla cerimonia di avvio del Museo delle arti del XXI secolo, nemici su questioni di soldi: quanto vale il fondo destinato dalla Finanziaria al nostro patrimonio? Doveva essere una festa. La guerra ha fatto saltare i discorsi ufficiali che ieri dovevano consacrare l'avvio del cantiere per realizzare, nell'ex caserma di via Guido Reni a Roma, l'avveniristico Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Lo ha progettato Zaha Hadid, irachena di casa a Londra. Il dettaglio che l'architetto, una delle firme più quotate dello scenario internazionale, sia nata a proprio a Baghdad e non voglia parlare del conflitto ha ulteriormente sconsigliato festeggiamenti. «Per rispetto», hanno spiegato il ministro per i Beni e le attività culturali Giuliano Urbani e quello delle Infrastrutture e dei trasporti Pietro Lunardi. I lavori sono comunque partiti, rispettando le scadenze fissate. Lo dimostra lo sventramento del terreno per le fondamenta. Il direttore generale della Dare Direzione generale per l'architettura e l'arte contemporanee (l'ufficio responsabile del progetto) Pio Baldi assicura che il Maxxi (così è stato battezzato) sarà pronto entro la fine del2005. Costo totale: 57 milioni di euro, con la Dare che ha curato la progettazione e il dicastero delle infrastrutture che segue la realizzazione. «Tutti diffidavano, il clima di lealtà e amicizia tra i ministeri permette di realizzare il progetto», chiosa Baldi. Una targa dorata firmata Ettore Sottsass, mostre del designer,di Cucchi e di artisti più giovani hanno accompagnato la mattinata. Fin qui si assiste a una comunione di forze tra dicasteri: meritevole data l'eccellenza dell'opera di Zaha Hadid e del progetto. Ma dietro la tacciata è in atto un vero braccio di ferro su questioni di denaro: riguarda il tre per cento degli investimenti delle infrastrutture destinato ai Beni culturali dalla Finanziaria di dicembre. Parrebbe semplice calcolare questa quota. Non lo è. Non si tratta di accademia, ma di una forbice di milioni di euro in meno o in più per l'arte del Belpaese.Nel novembre del 2002 il sottosegretario Nicola Bono annunciava, e pregustava, «una massa di finanziamenti stimata in circa3,5mila milioni di euro, con una media di investimenti di circa 1000 milioni di euro l'anno» (parola di comunicato stampa). Un diluvio procurato, per l'appunto, da quel tre per cento indicato dall'articolo 60 della legge 289 del 2002. Ma i criteri, le modalità di uso e la destinazione della quota devono essere stabiliti con un regolamento dei Beni culturali da emanare di concerto con il ministro delle infrastrutture. E qui s'apre la contesa. Secondo i Beni culturali la quota va calcolata su tutte le infrastrutture in cantiere. Perle Infrastrutture e il ministero del Tesoro invece il conto fa fatto sulle opere che investono o riguardano in qualche modo i Beni culturali (ad esempio i ponti, escluso però il business di quello sullo Stretto di Messina). Altro elemento su cui non regna proprio la concordia: la Finanziaria parla di beni e attività culturali, mentre qualcuno, sull'altro fronte, vorrebbe limitare la percentuale solo alla tutela (investimenti, restauri e cosi via). Non si tratta di briciole, per i Beni culturali che si sono visti decurtare dal ministro per l'Economia Tremonti il 20 annuo delle spese ordinarie. E qui si intendono faccenduole come le pulizie, la luce, normale amministrazione insomma per il funzionamento di musei, biblioteche, archivi. A quanto corrisponda effettivamente questa benedetta percentuale, è tutto da vedere, al di là dei grandi programmi. Ma qualcuno ha provato a farsi un'idea: il dipartimento della Ragioneria generale dello Stato. L'ufficio ha condotto un'indagine nel bilancio Statale per il 2003. Doveva: in una proposta di legge, Adornato chiedeva per la Festa nazionale del libro e della lettura, 154 milioni e250mila euro per il 2003 e il 2004,160 milioni per il 2005 attingendo, in parte, al famoso tre per cento. A metà febbraio la Ragioneria di Stato è approdata a una conclusione un po' sconsolante: «È risultato che l'ammontare delle risorse finanziarie dal calcolo della predetta percentuale (il famoso 3, ndr) è stato quantificato in misura di gran lunga inferiore agli oneri recati dal provvedimento». Molto meno, allora, di 154 milioni di euro? E i mille milioni l'anno? Per fortuna la diatriba non investe il centro di Zaha Hadid. «Un segno positivo e creativo, si risponde a un momento di distruzione», commenta Francesco Bonami, direttore della Biennale delle arti visive di Venezia. «La guerra rimpicciolisce tutto, ma il progetto è importante per la cultura italiana», aggiunge Giovanna Melandri, in capo ai Beni Culturali quando il progetto fu varato.