Nella «foresta di sculture» della Galleria Borghese le opere di Alberto Giacometti sono un'apparizione. Sono passati quarantaquattro anni dall'ultima mostra dedicata da Roma all'artista svizzero, firmata nel 1970 da Jean Leymarie e voluta da Palma Bucarelli. Questa volta sono Christian Klemm, uno dei più importanti studiosi dello scultore, e Anna Coliva, direttrice della Borghese, a firmare un allestimento da 40 opere letteralmente immerse nel percorso museale della Galleria. Non è luogo da «mostre estemporanee o speculative» ha detto Anna Coliva durante la presentazione e infatti sono poche e selezionate quelle che si formano nelle sale di Villa Borghese: Francis Bacon, nel 2009, accostato a Caravaggio e testimone della «dissoluzione» della pittura; Giacometti in questo 2014 a rendere immediatamente evidente lo scarnificarsi novecentesco della scultura. E l'allestimento esalta l'idea di partenza: accostare il tormento di Giacometti alle sale che più di ogni altre ci restituiscono la storia della scultura, dall'età greco romana, al Rinascimento, all'Ottocento. È nato così un percorso che accompagna il visitatore in una galleria di rimandi e accoppiamenti che cominciano con una rivelazione: le sculture realizzate da Giacometti per la Chase Manhattan Plaza di New York nel 1958 su richiesta dell'architetto Gordon Bunshaft. Figure a grandezza maggiore rispetto alla realtà, che in quello spazio, di fronte a un grattacielo di sessanta piani, non sono mai arrivate. Tre opere del 1929 (Donna sdraiata che sogna; Apollo; Donna sdraiata ) fronteggiano la Paolina Borghese del Canova, quasi ad opporre alla perfezione plastica, la leggerezza del mito. Una delle opere più importanti di Giacometti L'uomo che vacilla , ondeggia davanti al David di Gian Lorenzo Bernini e alla sua stabilità che sembra impossibile sotto lo slancio della figura. Ed è il movimento a dominare le Femme de Venise nella sala di Apollo e Dafne : se la Ninfa si trasforma per sfuggire al dio, le donne di Giacometti si fanno foresta, affondano radici a sostenere corpi screpolati e filiformi. Un altro capolavoro di Bernini, Plutone e Proserpina , custodisce la destrutturazione dei corpi che Giacometti evoca, sulla scia dei torsi, delle mani dei piedi monumentali emersi dalle rovine di Roma: nascono così Cubo, Oggetto invisibile, La Gamba, La mano , in cui la drammaticità espressiva esalta i frammenti. Questo gioco infinito di rimandi continua nella Sala dell'Ermafrodito con la Donna cucchiaio e la Donna sgozzata ; in quella dominata da Enea e Anchise con L'uomo che cammina ; nella sala Egizia, dove la mostra offre la bellissima Donna che cammina del 1932. Testimonianza dei viaggi in Italia nel 1920 e nel 1921, al primo piano della Galleria Borghese vi sono l'acquerello Roma e i disegni della moglie Annette, dell'amico Serafino Corbetta. La mostra è un'occasione rara di riscoprire il percorso di Alberto Giacometti, come rivisitando attraverso di lui i movimenti del Novecento che lo hanno affascinato, come il Cubismo, il Surrealismo, salvo allontanarsene per cercare nuove forme capaci di restituire l'essenzialità di un tormento. Ma è anche l'ennesima tappa di una ricerca continua sui significati della collezione classica della Borghese. Lo ha rivendicato Anna Coliva «La nostra missione non è fare mostre, ma studiare la collezione», prima di ringraziare tutto il gruppo di lavoro che ha permesso questo allestimento (dalle sue collaboratrici ad Arthemisia, che l'ha organizzata, a Skira che ha curato il catalogo). Una mostra promossa dal Ministero per i Beni culturali e dalla Soprintendenza del Polo Museale di Roma (era presente Daniela Porro), ma tutt'altro che semplice e con una gestazione travagliata: doveva inaugurare il 4 dicembre, poi il 28 gennaio. Doveva chiudere a giugno e invece si concluderà il 25 maggio. E che può essere condensata dal piccolo sfogo finale che Anna Coliva ha mascherato da augurio: «Fare con normalità il nostro normale lavoro, non pensavo potesse essere pericoloso».
Al cospetto di Bernini. Il tormento del '900 e le sculture dell'artista immerse nella classicità della Galleria Borghese
La Galleria Borghese di Roma ospita una mostra di opere di Alberto Giacometti, il primo dopo quarantacinque anni. L'allestimento, curato da Christian Klemm e Anna Coliva, presenta 40 opere scelte e immerse nel percorso museale della galleria. La mostra esalta l'idea di accostare il tormento di Giacometti alle sale che restituiscono la storia della scultura, dall'età greco-romana al Rinascimento. Il percorso museale accompagna il visitatore in una galleria di rimandi e accoppiamenti, con opere come L'uomo che vacilla, La Gamba e La mano.
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