Gentile Sindaco (Roberto Cenni ndr), sull'inquietante profilo della Commissione abusiva e squalificata mi sono pronunciato nei giorni scorsi e mi pronuncerò in tribunale. Le ingiustizie e le offese sono state intollerabili. ome ora mi appare anche il riconoscimento del Consiglio direttivo; e certamente procederò, prima che in sede amministrativa, in sede penale, perché sia risarcito il mio onore e ristabilita la verità sulla perfetta corrispondenza dei miei titoli alle richieste del bando di concorso. Si tratta di fatti, di storia professionale e umana, non di opinioni, e io non intendo essere faziosamente giudicato da incompetenti. Ma anche se la Commissione esaminatrice fosse ignorata e considerata inadeguata dal Consiglio direttivo, mi pare, ora, a freddo, inopportuno che io assuma, come avevo annunciato, la direzione del Museo Pecci. È evidente che, nella situazione paradossale che si è determinata, essa apparirebbe l'unica soluzione possibile per garantire l'indipendenza dell'indirizzo politico (nel senso più alto di tutela della polis) dalla ingerenza di interessi locali mascherati da improbabili ed inesistenti garanzie culturali. I tre abusivi non possono garantire nulla e risponderanno della loro finzione davanti al tribunale. Ma in questi giorni turbolenti ho maturato la convinzione che non io a lui, ma il Museo Pecci, con i suoi condizionamenti e nella sua assenza di libertà (presupposto fondamentale dell'espressione artistica), è inadeguato a me e alla mia natura. Non c'è riscatto dove non c'è libertà politica e culturale. Per questo, qualunque sia la valutazione del Consiglio direttivo, ti comunico la mia indisponibilità ad accettare la direzione del Museo Pecci (per il quale ci sono già prevedibili candidati «allineati», graditi al signor Gori e alla sua famiglia), e qualunque altro ruolo o funzione nella città di Prato di cui conosco la storia e i monumenti, ma che non tocca a me restituire alla dignità democratica che le recenti vicende che mi hanno coinvolto mostrano compromessa.