Il curatore della mostra: «Non so che faccia ha Ronchi» E sui turisti: vedranno tutto, grazie a Bologna Welcome La versione di Goldin. Questa volta parla lui, il curatore della mostra su Vermeer e la Golden Age olandese a Palazzo Fava. «Ho sempre scelto di non rispondere, ma quando ho letto i giornali...». Gli hanno fatto male le parole del soprintendente ai beni storici e artistici Luigi Ficacci sulla mancata mostra sul '600 bolognese: «Una ricostruzione totalmente tendenziosa», si spinge a dice. E gli hanno dato fastidio le osservazioni del critico Vittorio Sgarbi, di cui è stato allievo, rilasciate al Corriere: «Io avrei nascosto gli affreschi di Carracci? Non è affatto vero». Assicura che le migliaia di visitatori che arriveranno a Bologna richiamati dalla Ragazza con l'orecchino di perla potranno scoprire anche i capolavori della città «con il materiale realizzato da Bologna Welcome che sarà distribuito a tutti». Sulla polemica tra il presidente di Genus Bononiae Fabio Roversi Monaco e l'assessore alla cultura Alberto Ronchi dice infine di non voler entrare, «non sono di Bologna spiega , Ronchi non so chi sia, non l'ho mai visto, ma non è il primo assessore alla Cultura che non si fa avanti», per collaborare alle sue mostre, s'intende. Inizia da Ficacci. «Quando nel gennaio 2013 è nata l'opportunità di fare questa mostra per prima cosa ho parlato con Roversi Monaco, il mio interlocutore, proponendogli una mostra parallela sul '600 bolognese. Roversi era d'accordo, così come la direttrice del Mauritshuis (il museo dell'Aja che possiede la «Ragazza» ndr). La mostra era a costo zero, si faceva in Pinacoteca, con due sale dedicate, e mandando quindi la gente là. Per Ficacci anche spostare i quadri da una sala all'altra era un problema, Roversi disse che ci avremmo pensato noi a quella spesa come a quella di un minimo catalogo. Si poteva anche lasciare le opere nelle sale originarie e identificare un percorso. Si faceva anche il biglietto unico, con un'integrazione di 2-3 euro. Ficacci disse di no, perché voleva farla a Palazzo Pepoli Campogrande, prendendo anche delle opere da collezioni private. Ma per questa i soldi non c'erano certo, lui ha rifiutato un'operazione che avrebbe portato persone nella sua Pinacoteca dove va poca gente. Con grande dispiacere ho letto la sua ricostruzione». Passa poi a Sgarbi. «Non faccio vedere gli affreschi di Carracci? Non è vero», si arrabbia. E torna nelle sale della mostra dove in effetti l'illuminazione degli affreschi è quella originale di Palazzo Fava, tranne però che nella sala che ospita la Ragazza. «Qui spiega sono meno illuminati per un problema di riflessi sul vetro che protegge il quadro di Vermeer. E non è la mostra di Carracci». Sgarbi ha inoltre suggerito una serie di capolavori che possiede Bologna, dei quali i visitatori della Ragazza non saranno informati. «Non è vero replica Goldin Bologna Welcome ha fatto un lavoro straordinario per accogliere i turisti che riceveranno materiale anche sulle opere dei musei della città. Comunque io mi sono reso disponibile fin dall'inizio a collaborare con la città, se la città si rifiuta non è colpa mia». Giudica infine «imbarazzanti per la loro stupidità» i commenti fatti dal critico Philippe Daverio, già collaboratore di Genus Bononiae. «La mostra conclude viene usata per regolare dei conti nei quali Vermeer e Marco Goldin non c'entrano nulla».