«Li chiamerò. Sanno entrambi che Bologna deve produrre cultura e non limitarsi a ospitarla» In una squadra di assessori comunali sempre prudentemente distanti dalle polemiche, la palma d'oro del più «litigioso», in questi due anni e mezzo di mandato, spetta a furor di popolo al titolare della Cultura, Alberto Ronchi. Memorabili i suoi dissidi con i residenti «tromboni» di piazza Verdi e dintorni, i dubbi su Fico e il no all'Auditorium della Musica di Renzo Piano. L'ultimo episodio è stato la domanda impertinente sui benefici per la città della Ragazza con l'orecchino di Perla, il quadro portato a Bologna dalla Fondazione Carisbo in mostra dall'8 febbraio. «Cosa resterà dopo questa mostra?», si è chiesto Ronchi suscitando l'ironia (e la rabbia) del patron dell'iniziativa Fabio Roversi Monaco (nella foto con Ronchi) che ha replicato: «Lascerà più del Capodanno in piazza». Ieri il sindaco Virginio Merola ha vestito i panni del paciere. E lo ha fatto di propria iniziativa, a dimostrazione di quanto l'argomento gli stesse a cuore. «Ronchi e Roversi si punzecchiano su chi fa di più per la cultura in città ha detto il sindaco È una buona notizia che si dibatta di questo nell'interesse di Bologna. È utile perché coglie il nodo che abbiamo di fronte, se vogliamo essere una città del contemporaneo o una città che si culla sulla nostalgia del passato. Non credo che i due litiganti siano in disaccordo su questo». Poi la promessa di una collaborazione: «Li chiamerò entrambi e faremo ancora di più una regia comune. I bisticci sono tra due persone che hanno chiara una cosa: Bologna deve produrre cultura e non può limitarsi a ospitarla. A Ronchi e a Roversi dico una cosa che entrambi condividono: noi, a Bologna, siamo la perla, mica l'orecchino». Ma il Comune ha fatto abbastanza per accogliere il dipinto di Vermeer? «È importantissimo avere migliaia di visitatori in una fase di crisi economica e il Comune ha fatto la sua parte con le sue attività di promozione turistica», ha concluso Merola. Le parole del sindaco sembrano aprire a un cambio di marcia nella politica culturale del Comune che potrebbe comprende da qui in avanti l'organizzazione di eventi più grandi che in passato (in partnership con chi ha i soldi per finanziarli). Un argomento finora tabù per Ronchi, da sempre propenso a supportare la rete di piccole associazioni attive in città e affidare loro il palinsesto di rassegne di successo ma lontane dai grandi numeri. Sempre in tema di mostre, il sindaco non ha escluso che il Museo Morandi possa restare definitivamente al Mambo, dove i quadri del pittore bolognese sono ospitati dalla fine del 2012, quando il terremoto aveva messo in pericolo la precedente sede a palazzo d'Accursio.