TRENTO Pareti affrescate, scalinate, saloni: in attesa che l'ente pubblico ne decida il futuro, Palazzo delle Albere non smette di emanare fascino. A breve partiranno i lavori per le sistemazioni interne. Mentre martedì, in commissione cultura, i consiglieri tireranno le fila del dibattito sviluppatosi in questi mesi, per definire un documento condiviso. TRENTO Ora che il Mart ha fatto le valigie, portando con sé sotto la cupola di Botta opere, pannelli, fari e allestimenti si è spenta la luce ma non è tornato il silenzio. Nella sala grande dell'edificio voluto dalla famiglia Madruzzo, al primo piano, sono rispuntati i pochi frammenti degli affreschi che narravano le imprese dell'imperatore Carlo V mentre su, al secondo, danzano sulle pareti dame e cavalieri, due figure suonano l'organo, tutti immersi in paesaggi immaginari, agghindate in abiti e drappeggi che rituffano il visitatore nel Rinascimento. Chiuso da tre anni, alla fine di agosto il Mart ha liberato Palazzo delle Albere dai suoi allestimenti; ora, in attesa che si decidano le sorti dell'edificio, stanno per partire i primi lavori di sistemazione interna, mentre in estate dovrebbero cominciare gli scavi archeologici per studiare come ripristinare il giardino storico. Tutto nell'area delle Albere sembra in repentina trasformazione: c'è una grande loggia al primo piano, dove è facile immaginarsi i Madruzzo scrutare le attività agricole che si svolgevano nel prato antistante il palazzo o allungare la sguardo sulla via, riaperta da poco, che attraverso i Tre Portoni conduce al cuore della città. Adesso tutto è cambiato e l'area, vista da qui, si presenta come un puzzle dalle tessere policrome. A sinistra campeggia lo stadio Briamasco, mentre a destra è sorto un tempio della modernità, il Muse di Renzo Piano. Là in fondo ci sono i resti dei casoni, edifici ormai in stato di abbandono e il cui destino è incerto: di proprietà di Comune e Trento Fiere, il loro futuro andrebbe pensato forse insieme a quello del palazzo. Poco oltre lo sguardo coglie il cimitero, dove a breve farà capolino il forno crematorio. E il Palazzo delle Albere? Già nel 1903 Cesare Battisti ne denunciava lo stato di degrado: «Il palazzo è tenuto dai suoi proprietari, la mensa vescovile, nel conto stesso che i contadini tengono i baiti del Bondone» diceva. Un'affermazione che, nonostante il grosso restauro degli anni Settanta, torna attuale oggi. Qualcuno vorrebbe divenisse una sede espositiva, qualcun altro c'immagina degli uffici provinciali, altri lo considerano naturale espansione del Muse; abitato dal 1987 al 2010 dal Mart da più di tre anni è chiuso. Togliendo, però, i pannelli è tornato a vivere un mondo. Un universo creato nel XVI secolo, dalla potenza della famiglia del cardinale Cristoforo Madruzzo, che volle questo palazzo come residenza suburbana: qualcuno ne attribuisce l'edificazione al padre, Giovanni Gaudenzio intorno al 1530, qualcun altro, forse più realisticamente sposta la data al 1550. La presenza del fossato, delle feritoie, l'impianto architettonico simmetrico rafforzato dalle torri angolari e l'apertura delle sale centrali sul paesaggio attraverso ampie finestre e serliane, caratterizza la costruzione che è opera idraulica, fortezza ed elegante residenza rinascimentale. Dal piano terra si sale lungo la scalinata al primo piano: si apre un vasto salone, un arco ampio (probabilmente un arco di scarico) scandisce gli spazi, mentre nelle torrette laterali sbucano gli affreschi con il ciclo dei mesi. La memoria non può non andare a Torre Aquila. Evidentemente, come spiegano gli architetti Fabio Campolongo e Lorenza Arlango della Soprintendenza per i Beni architettonici e archeologici, «i Madruzzo trasferendosi qui dal Buonconsiglio vollero replicare soggetti che avevano nella loro precedente dimora». Ancora più su, dalle finte architetture dipinte sulle pareti si affacciano le figure delle arti liberali, delle virtù cardinali e teologali. In una sala, infine, colpisce un paesaggio immaginario, dai colori bruni, che richiama con forza i temi rinascimentali di un pur precedente Pisanello. Dal sottotetto s'intravedono anche i resti del basamento di una torretta che, stando ai disegni del XVII secolo, esisteva in origini e che ora è scomparsa. In attesa che la politica decida le sue sorti, però, il palazzo si fa bello. La soprintendenza per i Beni architettonici e archeologici guidata dall'architetto Sandro Flaim ha messo infatti in cantiere importanti interventi di sistemazione: nel 2014 verrà eseguito un piano di sbarrieramento e di adeguamento degli impianti con l'introduzione di un ascensore nella torretta di sinistra (questa volta guardando il palazzo dall'Adige) e di una scala di sicurezza che consentiranno di aumentare il numero di visitatori fino a oggi contingentato a un massimo di 50 persone per piano. I lavori, come spiega Campolongo, renderanno «l'edificio idoneo a qualsiasi tipo di utilizzo, ma sono indirizzati a un uso culturale e possibilmente espositivo» e costeranno a Piazza Dante 1.132.813 milioni di euro. Nel corso del 2014 verrà anche messo in cantiere un progetto di restauro dei giardini, dal fossato al ripristino degli storici viali alberati, alla sistemazione di quello che la mappe storiche chiamano il Prato del palazzo. Già a partire dall'estate dovrebbero cominciare le indagini archeologiche per capire come procedere.