A due anni dalla scadenza solo 5 restauri avviati Tra le polemiche sulla nomina di Massimo Osanna a soprintendente, le assemblee sindacali a cancelli chiusi e la pioggia che ogni giorno apporta nuovi danni agli Scavi, a Pompei avanza a rilento il nuovo piano di salvataggio del sito archeologico, con soli cinque cantieri aperti. Il piano è finanziato in gran parte dalla Ue, alla quale l'Italia dovrà restituire i fondi se i lavori del Grande Progetto non saranno conclusi per il 2015. È stato intanto appena consegnato all'Unesco, che pure «minaccia» di depennare gli Scavi dalla lista del Patrimonio dell'Umanità, il piano di gestione. Ora, nei prossimi due anni, si gioca il futuro del sito. NAPOLI Qualche giorno fa la pioggia, inaspettata alleata di Pompei, ha consentito di scoprire un antico slogan elettorale. Ieri, però, l'acqua caduta dal cielo ha di nuovo messo in pericolo domus, intonaci e iscrizioni negli Scavi archeologici. Compresa quella curiosa scritta su un muro all'ingresso alla casa dei Postumii, scoperta dal crollo di un pezzo di intonaco che ha fatto riemergere la pubblicità a favore di un candidato per l'elezione a edile. Al termine di un sopralluogo effettuato proprio per verificare se la pioggia abbondante avesse provocato danni, l'architetto Antonio Irlando, presidente dell'Osservatorio Patrimonio culturale, fa notare: «La scritta non è protetta ed è inzuppata d'acqua. Mentre altri pezzi di intonaco si sono staccati in alcune domus su via dell'Abbondanza, via Stabia e nei pressi della Porta Vesuvio». Contemporaneamente la Soprintendenza ha comunicato che, a causa delle assemblee indette dalla Cisl per domani (8,30-11,30) e dalla Uil per martedì (8,30-13) potrebbero verificarsi «disagi nell'apertura degli Scavi». A dispetto del condizionale, significa che certamente i turisti quelli disposti ad affrontare la pioggia pur di scoprire il nostro patrimonio archeologico rimarranno fuori. Insomma, la storia antichissima di Pompei sembra ripetersi ancora uguale. Eppure in questi giorni dovrebbe decollare l'operazione Grande Progetto Pompei, che entro la fine del 2015 dovrebbe risanare l'intera area archeologica grazie ai 105 milioni 74,2 europei e 29,8 nazionali per opere di restauro, di adeguamento dei servizi e di messa in sicurezza degli Scavi. Operazione della quale si parla dal marzo 2011, dopo il crollo della Domus dei gladiatori. Un anno dopo, grazie ai fondi europei, ha preso corpo il Grande progetto. Nonostante nel frattempo negli Scavi siano arrivati sottosegretari, ministri e commissari europei, al momento sono partiti solo cinque cantieri, per il restauro di altrettante domus e per poco meno di 7 milioni, mentre i bandi di gara in corso sono dieci. È ancora irrisolto il problema chiave: la sicurezza idrogeologica. «Non è stata ancora assegnata la gara per il piano di conoscenza dice Irlando eppure è evidente che sapere, per esempio, se il terreno su cui insiste un edificio è stabile oppure no costituisce un'attività preliminare a interventi di conservazione o di restauro». È in corso, quindi, una doppia gara contro il tempo: per evitare che la pioggia produca altri danni, ma anche per non rischiare di dover restituire i fondi europei se le scadenze non saranno rispettate. Tuttavia la squadra che dovrebbe giocare la partita è ancora incompleta. Il generale dei Carabinieri Giovanni Nistri è stato nominato direttore del Grande Progetto Pompei, mentre Fabrizio Magani ha lasciato la Soprintendenza dell'Abruzzo per assumere l'incarico di vicedirettore. Però non c'è ancora il loro staff, previsto dalla legge «Valore Cultura». Arriverà con il decreto che chiarirà i compiti di Nistri e Magani e i mezzi a loro disposizione. Sul fonte della Soprintendenza speciale, la situazione è ancora più complicata. Il ministro Bray, infatti, ha deciso di nominare Massimo Osanna, nato a Venosa (cioè in una grande area archeologica), docente associato all'Università della Basilicata, direttore della Scuola di specializzazione in Beni archeologici di Matera e soprintendente nella sua regione tra il 2007 e il 2008. Ma tale scelta ha causato un vespaio di polemiche. Osanna è sostenuto a spada tratta dal rettore dell'Ateneo lucano Mauro Fiorentino. Ma è aspramente contestato in una lettera firmata da 83 componenti (su 112) della Conferenza nazionale dei dirigenti del ministero. La sua nomina, sostengono, «ignora» e «stravolge» le regole e «offende». Bray ha replicato di voler far ricorso a professionalità esterne «perché nel caso di Pompei non basta soltanto una competenza tecnica e un'ordinaria competenza amministrativa, ma occorrono qualità speciali e un curriculum con esperienze diversificate, oltre che una particolare attenzione al mondo degli studi all'interno del nostro Paese e anche internazionale». Qualità speciali delle quali forse gli altri cinque candidati non dispongono in egual misura. Chi sono? I tre interni sono Teresa Elena Cinquantaquattro, soprintendente uscente di Pompei e Napoli; Adele Campanelli, soprintendente per i Beni archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta; e Mario Pagano, soprintendente in Umbria. Gli altri due esterni sono invece Fabrizio Pesando, prof di antichità pompeiane e ercolanesi all'Orientale di Napoli, e Emanuele Curti, archeologo dell'Ateneo lucano come Osanna. Per il momento la questione è in sospeso. Come, all'esterno dell'area archeologica, è in sospeso l'amministrazione comunale. Il Comune, dopo la sfiducia al sindaco D'Alessio e in vista delle elezioni, è affidato un commissario prefettizio. Un motivo di preoccupazione in più ai fini dell'operazione complessiva, che dovrebbe portare al risanamento di tutta l'area circostante il comprensorio archeologico sul territorio di sei Comuni. Tornando negli Scavi, di «salvataggio» si parla da trent'anni: il primo intervento straordinario è del 1976. Per questo l'Unesco, che ha appena ricevuto il piano di gestione del quale pure si discute da anni, ha parlato chiaro: o questa volta si interviene effettivamente entro fine 2015, come previsto, o gli Scavi saranno depennati dalla lista dei tesori mondiali. Se non ci penserà prima la pioggia.