«MAI più teloni di plastica sui dehors», giurava l'allora vicesindaco di Palazzo Vecchio Dario Nardella nel 2011, dopo il concorso di idee che dette il via ai nuovi modelli di pedane per i bar e i ri- storanti del centro storico. Parole al vento dopo poco più di due anni: le tamponature di plastica abbondano ovunque, da Santa Croce ai Ciompi, da San Firenze a via della Spada. E non c'è nemmeno bisogno di pioggia: basta il freddo o un po' di vento a spingere i gestori di molti caffè a stendere teli più o meno brutti, ma comunque in materiale plastificato, ai lati dei loro dehors. Un modo da proteggere i clienti dalle intemperie, anche se non potrebbero per ben due motivi: non solo per la plastica - vietata espressamente dal protocollo d'intesa tra Comune e Soprintendenza del 2011 e dai 4 "concept" progettuali approvati dalla giunta sempre nel 2011 - ma anche per le coperture laterali. Solo in poche zone del centro (Repubblica, Strozzi, Ghiberti, Demidoff) sono ammesse le "chiusure" complete su 4 lati, e solo in vetro e lamiera. Laddove invece sono autorizzati altri tipi di pedana, quelle con gli ombrelloni, è impossibile mettere anche teli rimovibili, né di plastica né di tessuto. E questo vale praticamente ovunque in centro. Il problema è che ognuno fa quel che gli pare. Basta fare un giro per capire. Prima tappa Caffè Cavalli, in via della Spada, Dove in realtà il velo di plastica che ricopre i lati è talmente tanto sottile da sembrare invisibile: «E' una cosa volante. E' attaccato col vetro e in trenta secondi si leva. Però ci permette di lavorare. Per noi poter usare il dehors fa la differenza tra vivere e morire, visto che il periodo è di crisi, l'occupazione del suolo pubblico si paga a caro prezzo», allarga le braccia Lucilla Tacconi, che gestisce il bar. Tendone plasticato in bella vista anche in piazza San Firenze, a 50 metri da Palazzo Vecchio. E che dire del Viktoria bar di via de' Benci (qui il materiale è una sorta di nylon beige), del Plaz in piazza Ciompi, del Caffè bistrot di piazza San Firenze. O del Kitsch in viale Gramsci: dove la copertura totale sarebbe permessa, ma non la plastica. «La ditta che sta facendo i lavori per il nuovo dehors è in ritardo, stiamo aspettando che ci mettano le tamponature in vetro», tiene a giustificarsi la titolare, Ilaria Pulizia. Una specie di far west insomma. Forse generato anche da una sorta di pasticcio normativo che sta dietro tutto questo: se infatti nel protocollo d'intesa Palazzo Vecchio-Soprintendenza del 2011 e nei 4 concept fattibili che ne derivarono è scritto che la plastica è vietata, nel "piano comunale per le occupazioni di suolo pubblico" del 2010 di plastica non si parla mai. Ed è anche vero, spiegano dagli uffici del Comune, che poi ogni singola pedana è autorizzata con un atto a sé per un determinato periodo di tempo e non in tutti gli atti vengono espressamente messe la diciture «niente plastica e niente tamponature laterali che vadano oltre quelle ammesse ». Complicato insomma fare i controlli da parte dei vigili. Imbarazzo nell'assessorato dello sviluppo economico oggi guidato da Sara Biagiotti. Confesercenti ammette le molte situazioni di «abusivismo» spiegando però che «non di furbetti si tratta», ma di esercenti che, avendo i dehors esposti a pioggia e vento, sono costretti ad «arrangiarsi»: «E' arrivato il momento di modificare il regolamento per quanto riguarda le chiusure laterali».