VENEZIA Un uomo perbene, gentile, concreto e preparato. Si è spento ieri, dopo una lunga malattia, Filippo Pedrocco, direttore del Museo del Settecento di Ca' Rezzonico fin dal lontano 1983, curatore di importanti mostre in Italia e all'estero, una delle menti più lucide tra i massimi esperti di arte veneta, specialista del XVIII secolo, pur essendo un competente studioso del Cinquecento. «Un uomo dice Gabriella Belli, direttore della Fondazione Musei Civici di alto spessore intellettuale, anche molto simpatico». Cordoglio e unanime stima è stata espressa da tutto il mondo accademico, dell'arte e della cultura veneziana. «Pedrocco è l'interprete di una certa Venezia ha detto Luca Massimo Barbero, direttore dell'Istituto di Storia dell'Arte della Fondazione Giorgio Cini che lavora nel silenzio. Per me è stato un custode importante». Punto di partenza per stimolanti dialoghi e dibattiti sul Settecento: «Una delle voci più ascoltate per quanto concerne gli studi sul Settecento ha detto la storica dell'arte Boena Anna Kowalczyk con cui spesso ho avuto modo di confrontarmi». Classe 1950, allievo prediletto di Terisio Pignatti, nel 1978 diventa conservatore del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe del Museo Correr, di cui realizza, proprio con Pignatti, il primo catalogo dei disegni. Con lui firma numerose monografie sui pittori veneziani Giorgione, Tiziano e Veronese, di cui era un appassionato cultore. Tra le sue numerose pubblicazioni, il catalogo ragionato su Tiepolo, compiuto assieme a Massimo Gemin e le monografie su Michele Marieschi e Antonio Guardi con Federico Montecuccoli degli Erri. La platea internazionale Pedrocco l'ha conquistata firmando memorabili mostre, come «Splendori del Settecento veneziano», organizzata insieme alla National Gallery di Washington e alla Royal Academy di Londra nel 1995 e la monografica su Giambattista Tiepolo con il Metropolitan Museum of Art di New York nel 1996.