Mimmo Di Paola candidato sindaco Bari 2014 L' editoriale di Alessio Viola sul destino dell'opera di Kounellis mi ha ricordato che la scorsa settimana l'inserto Destination del New York Times riportava la classifica dei 52 luoghi assolutamente da visitare nel 2014. Nessuno dei 52 siti era in Italia, che pure notoriamente vanta l'80 del patrimonio culturale mondiale. Ciò in buona parte è determinato dal fatto che in Italia in generale, e ancor più a Bari, è del tutto carente una politica organica dei beni culturali che - non limitandosi alla mera conservazione e manutenzione degli stessi, peraltro spesso trascurata sia per negligenza che per carenza di fondi - li consideri quali assets di assoluta rilevanza per lo sviluppo e per la crescita economica di una comunità. Valorizzare un bene culturale vuol dire compiere sistematicamente tutte quelle operazioni che rendano l'oggetto artistico noto ed attrattivo, sia sul territorio sia in ambiti nazionali ed internazionali. Dunque ben vengano per l'opera di Kounellis - «piazzata» in Piazza Ferrarese e lì abbandonata ad ogni genere di oltraggio - le luci, le protezioni, le didascalie in più lingue, le visite delle scolaresche, ma- a mio avviso- ferma restando l'attuale collocazione, che arricchisce un contesto storico diverso qual è quello del nostro Borgo antico di Bari. Ha ragione comunque Alessio Viola quando evidenzia che, sul complesso di una politica culturale per la Città, nella Bari di quest'ultimo decennio, e particolarmente di quest'ultima consiliatura, l'amministrazione «è stata particolarmente brillante per la sua assenza». L'assenza di qualsivoglia attenzione nei confronti dell'opera di Kounellis è infatti, non una deplorevole eccezione ma, la regola sistematica di questi anni perduti. Penso, per esempio, alle arcate esterne della Sala Murat, sempre in piazza Ferrarese, i cui semicerchi in neon di un altro artista contemporaneo, Antonakos, sono anch'essi deplorevolmente abbandonati. O, sempre nella Sala Murat, al Wall drawing donato alla città di Bari da Sol LeWitt nel 2001 alla sola ma ferma condizione che fosse preservato nella sua perfezione formale, purtroppo immancabilmente e totalmente disattesa al punto che sarebbe nelle intenzioni della Fondazione Sol LeWitt richiedere la rimozione dell'opera dalla sala Murat per riproporla in un luogo ove possa essere giustamente valorizzata, a differenza di quanto avvenuto finora. Lo stato desolante in cui versa tale opera è un'altra conferma della totale incapacità di un'amministrazione che, alla cultura in sé, ha di fatto rinunciato, di comprendere il valore di un grande artista e della sua opera. A Bari, in sostanza sono mancati e ancora mancano i due architravi di una politica culturale volta all'auto-promozione, e cioè sia una cultura di valorizzazione degli assets, sia una strategia di marketing territoriale. E' mancata una VISIONE, un approccio sistemico ed integrato. La valorizzazione degli assets è cosa diversa rispetto alla politica culturale che deve stimolare la curiosità, favorire l'approfondimento e la scoperta, promuovere gli scambi con il mondo. E' difficile immaginare una politica culturale che si fondi solo sulla valorizzazione dei propri beni senza aprire le mura della città agli scambi internazionali. La precedente amministrazione non ha mai creduto in questo approccio, non ha mai manifestato una volontà di ORGANIZZARE le attività dei contenitori che Bari possiede. Non si è mai fatta affascinare dalla cultura in quanto tale, percependola soltanto come centro di potere fine a sé stesso nelle mani delle solite caste, della solita corte.